Di Chiara Furiani
Thank you for reading this post, don't forget to subscribe!Il Festival dei Due Mondi di Spoleto giunge alla 69ª edizione, la prima guidata dal nuovo Direttore artistico Daniele Cipriani, affiancato dal consulente per l’opera e la prosa Leo Muscato e dalla consulente per la musica classica Beatrice Rana.
La manifestazione, in programma dal 26 giugno al 12 luglio 2026, è pronta ad animare uno dei più longevi palcoscenici internazionali d’arte e cultura con un palinsesto ricco di prime assolute, eccellenze mondiali e giovani talenti.
Ampliando la missione multidisciplinare e la vocazione globale che il Festival ha sempre promosso, quest’anno opera, musica, danza, prosa e arte dialogheranno insieme spaziando tra culture diverse e linguaggi contemporanei in una nuova dimensione condivisa, che nel tema delle radici trova il valore del passato e la forza del cambiamento.
17 giorni di programma, 100 performance, di cui 7 prime mondiali e 9 produzioni originali per il Festival, con più di 1000 artisti provenienti da 27 Paesi: spettacoli in esclusiva, debutti mondiali ed europei, creazioni commissionate appositamente per il Festival, performance site-specific, per offrire un’esperienza di spettacolo dal vivo unica e irripetibile.
Il cartellone si apre con una grande novità: l’inaugurazione (26 giugno) è affidata a “Vanessa”, l’opera che valse a Samuel Barber il Pulitzer, ora in un nuovo allestimento prodotto dallo stesso Festival in coproduzione con la Fondazione Teatro Comunale di Bologna e la Fondazione Teatro Petruzzelli.
La regia è di Leo Muscato, il libretto – in inglese – del fondatore Gian Carlo Menotti, la direzione d’orchestra della sudcoreana Sora Elisabeth Lee, la cui bacchetta guiderà l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna e il Coro del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto.
L’opera, che in Europa esordì proprio al Festival dei Due Mondi del 1961 in una traduzione italiana, torna a Spoleto dopo 65 anni per restituire nuova luce a un caposaldo del melodramma internazionale.
Allo stesso modo, anche il palinsesto teatrale si apre con un evento esclusivo.
La prima assoluta del “Platonov” di Čechov inaugura il palco della prosa (26-29 giugno): il nuovo adattamento, contemporaneo e visionario, allestito dal grande regista e fondatore dello Schaubühne di Berlino Peter Stein, alza il sipario su quello che lui stesso definisce “un uomo dotato di talento e fascino, ma incapace di trovare un posto nel mondo”.
Di tutt’altro genere è la parabola esistenziale del protagonista di “Educazione sentimentale” (27 giugno-2 luglio), la pièce di Ivan Cotroneo in prima assoluta con Giuseppe Fiorello che riflette sulla formazione e la crescita emotiva maschile; mentre la dissacrante commedia nera di Dan Fante (figlio di John Fante) “Don Giovanni e il suo pitbull” (2-5 luglio), qui diretta e interpretata da Franco Branciaroli, indaga le criticità della famiglia americana di fine millennio, riattualizzando la vena disincantata dell’autore di “Chiedi alla polvere”.
Il mondo della fantasia accompagna il debutto della compagnia norvegese-statunitense Wakka Wakka che con “Dead as a Dodo” (26-29 giugno) – pièce dalle tinte burtoniane che il New York Times non ha esitato a definire geniale – conduce gli spettatori in un viaggio irriverente tra ossa e scheletri, mettendo l’innovazione a servizio dell’immaginazione.
L’universo del mito trova invece una nuova dimensione con il tributo a Eschilo “Eumenidi”
(3-11 luglio) la prima assoluta con cui Serena Sinigaglia rilegge l’Orestea alla luce della lotta
dei principi femminili e maschili che hanno governato e governano il mondo (uno spettacolo site-specific in esclusiva per il Festival, che inaugura la riapertura della Basilica di San Salvatore, patrimonio UNESCO chiuso da dieci anni).
Allo stesso modo, il mito viene riletto in forma di teatro musicale con “Venus and Adonis” (10-11 luglio), la prima italiana della compagnia sudafricana Isango Ensemble che rimodula la storia di Venere e Adone – e la lezione di Ovidio e Shakespeare – in una pièce multilingue dalle tinte etniche.
La religione diventa un viaggio nei Vangeli in cinque spettacoli con “Le radici di mezzo mondo”, il progetto di e con Michele Santeramo ideato in esclusiva per il Festival (8-12 luglio): in scena, con le musiche di Sergio Altamura, un cast d’eccezione (Peppino Mazzotta, Giuseppe Cederna, Sara Putignano, Manuela Mandracchia e il David di Donatello 2026 Lino Musella), per riscoprire l’umanità profonda, le fragilità e le pieghe più intime di Giuda, Pietro, Maria, Maria Maddalena e Pilato, in un confronto diretto col pubblico che diventa specchio dell’anima.
La realtà si moltiplica con gli interrogativi della prima italiana di “Esencia” (3-5 luglio) Premio Talìa per la migliore opera teatrale della stagione 2025/2026 in Spagna, e si avvita su sé stessa in modo grottesco con la rappresentazione del testo di Max Frisch con “The Arsonists -Biedermann e gli incendiari” (9-11 luglio), diretto da Fritzi Wartenberg e interpretato dagli attori del Berliner Ensemble.
La letteratura trova posto con la prima europea di Kohlhaas (3-6 luglio): a partire dal testo originale di Marco Baliani e Remo Rostagno, liberamente ispirato al romanzo di Heinrich von Kleist, Omar Elerian dirige una pièce che indaga il senso della giustizia e della violenza con protagonista il pluripremiato attore nigeriano Arinzé Kene – una produzione Brighton Festival in coproduzione con il Festival dei Due Mondi di Spoleto.
L’assurdo arriva invece con “Innominabile 27” (7-8 luglio), diretto da Giorgio Flamini, l’omaggio dei #SIneNOmine della Casa di Reclusione di Spoleto ai maestri del dubbio come Genet, Pinter, Ionesco e Beckett.
I talenti emergenti dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico saliranno sul palco con “Atti segreti per persone anonime” (27-29 giugno), lo spettacolo diretto da Claudio Tolcachir che porta in scena un lavoro di condivisione e di scavo interiore utile a mostrare ciò che nessuno ha il coraggio di confessare: il peso della nostalgia, l’angoscia del futuro, lo spettro della solitudine, la paura di non sentirsi parte del mondo – e quindi l’esigenza di doverlo e doversi rappresentare.
Il settore della danza si apre, in prima europea dal 26 al 29 giugno, sulle coreografie di “This is Rambert”, lo spettacolo con cui la compagnia di danza contemporanea più longeva del Regno Unito celebra il suo centenario.
A celebrare un altro centenario, quello di Robert Rauschenberg, sono la Trisha Brown Dance Company e il Merce Cunningham Trust, che con la prima europea di “Dancing with Bob” rendono omaggio all’interdisciplinarietà dei linguaggi artistici con una performance tra danza e arti visive, con le coreografie di Trisha Brown e Merce Cunningham a chiusura simbolica della kermesse (11 e 12 luglio).
L’incontro intimo e complementare di musica e danza è affidato invece a “Seven Ages” (27 giugno-10 luglio), il progetto site specific in esclusiva per il Festival con cui il compositore Kirill Richter e il coreografo Marco Goecke firmano una performance ispirata alle sette età dell’uomo secondo Shakespeare.
In “Sons of Echo” (7 e 8 luglio) un collettivo di primi ballerini affronta il tema della mascolinità nel mito e nel presente sulle coreografie di quattro stelle femminili della danza contemporanea: il progetto vede la partecipazione straordinaria del due volte Grammy Award Gregory Porter con il live del suo successo Real Truth.
Alla chanson francese è invece ispirata la prima italiana della creazione di Benjamin Millepied “Du bout des lèvres” (8 e 9 luglio) e alla reinterpretazione del flamenco la performance “Ejercicios hacia el alivio” (10-12 luglio) che vede in scena la bailaora Leone d’Argento alla Biennale di Venezia 2022 Rocío Molina insieme con il bailaor e percussionista José Manuel Ramos Oruco.
Il grande ritorno della Maratona Internazionale di Danza (4 e 5 luglio) riunirà sullo stesso palco le stelle più talentuose del balletto, tra cui Tiler Peck, Roman Mejia, Maia Makateli, Madoka Sugai, Alessandro Frola e Sergio Bernal (protagonista di un’inedita versione flamenca del capolavoro di Stravinskij “La sagra della primavera” in prima mondiale, con un ensemble di 16 bailaores).
Anche il cartellone musicale del Festival dei Due Mondi di Spoleto di quest’anno è incredibilmente ricco: accanto a grandi nomi della musica classica internazionale, trovano spazio giovanissimi artisti destinati a segnare il panorama musicale dei prossimi decenni.
Spoleto si conferma capitale della musica e, soprattutto, palcoscenico dove nascono le carriere: molti di questi nomi sono al loro debutto italiano.
Il palinsesto musicale si apre e si chiude con due Maestri indiscussi del panorama internazionale.
Yannick Nézet-Séguin (direttore musicale del Metropolitan Opera di New York e della Philadelphia Orchestra, protagonista del Concerto di Capodanno ‘26 a Vienna) guiderà il 3 luglio la London Symphony Orchestra in una versione originale e suggestiva di Rachmaninov, impreziosita dalla presenza di Beatrice Rana al pianoforte; il concerto finale di chiusura, il 12 luglio, sarà affidato alla bacchetta del Maestro Gianandrea Noseda, che con la Filarmonica Teatro Regio Torino farà delle note di Menotti, Bernstein e Dvořák i pentagrammi di un ponte capace di omaggiare la cultura europea e quella americana, nel 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti.
La musica da camera illuminerà i Concerti di Mezzogiorno (dal 27 giugno al 12 luglio) con le esibizioni dei musicisti e cantanti più brillanti della scena mondiale.
A completare le proposte della sezione musicale, in un mosaico di generi e di note, il pianismo trascendentale di Arcadi Volodos (4 luglio), lo sperimentalismo di Laurie Anderson con Eyvind Kang e Martha Mooke, insieme per SPIN (5 luglio), i brani originali del compositore estone-americano Lembit Beecher (8 luglio), il concerto mistico di Mario Brunello e Giovanni Sollima (11 luglio).
In occasione del 115° anniversario della nascita del fondatore del Festival, la Maratona Menotti (7 luglio) riunirà oltre 20 musicisti in un concerto di quasi 24 ore sulle musiche dello stesso Menotti e di altri autori italiani e americani.
Accanto al repertorio classico e ai progetti di musica sperimentale (a cui sono dedicati tre concerti a Casa Menotti con Agnese Menguzzato il 28 giugno, Ben Bertrand il 5 luglio, Temple Rat il 10 luglio) il Festival affianca, in uno spirito di relazione e non di contrapposizione, due amate icone di successo della scena pop: lo spettacolo esclusivo “MIKA Symphonique”, in programma il 30 giugno, vedrà sul palco la star britannico-libanese in un concerto inedito diretto dal Maestro canadese Simon Leclerc con l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna e il Coro del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto; il 9 luglio arriverà invece Arisa, anche lei in Piazza Duomo, per incantare il pubblico con un programma in esclusiva per il Festival, accompagnata dall’Orchestra Sinfonica Abruzzese diretta dal Maestro Roberto Molinelli.
Ampio spazio poi al jazz: per tutta la durata del Festival, a partire dalle 23, il Lincoln Centre di New York sarà protagonista del Jazz Club che trasformerà Palazzo Collicola in un salotto a cielo aperto, dando il ritmo alla notte con lo spirito e lo stile della City that never sleeps.











