Di Chiara Furiani
Il festival più intrigante e più coraggioso d’Europa è cominciato.
Fino all’8 novembre tutti gli occhi, ma soprattutto le orecchie, degli addetti ai lavori ancora in cerca di sorprese e di tanti appassionati di musica da tutto il mondo, si rivolgono verso un’unica meta: Utrecht.
È proprio questa deliziosa cittadina olandese ad ospitare Le Guess Who, una quattro giorni, da venerdì a domenica, che chiama a raccolta artisti rigorosamente coraggiosi e sperimentali da ogni angolo del globo.
Non sono tempi buoni per il mondo e per la cultura, ma Le Guess Who può vantare con questa edizione il suo ventesimo genetliaco, e non è cosa da poco con questi chiari di luna, pur considerando che gli investimenti pubblici dell’Olanda in questo settore non sono minimamente paragonabili a quelli dell’Italia.
I concerti avranno luogo in vari punti della città, ricca di locali per la musica dal vivo.
Ma il grosso, come sempre, si svolgerà al Tivoli Vredenburg, avveniristico e mastodontico stabile integralmente votato agli eventi culturali, a metà tra astronave e transatlantico, dotato di ben 5 diverse sale su più piani, dall’acustica a dir poco perfetta. A LGW si va infatti anche per ascoltare musica live dalla resa impareggiabile, pari a quella emessa da un impianto hi-fi, un sogno inimmaginabile in Italia.
L’offerta musicale poi si differenzia da quella di qualsiasi altro evento simile, pure perché il calendario di LGW nasce anche in sinergia con gli artisti, con quattro curatori, diversi per ogni edizione, che propongono in assoluta libertà la propria rosa di nomi, aggiunti a quelli chiamati dal festival stesso.
Le porte si sono aperte con i Tortoise, leggendaria band rock statunitense che si è vista anche a Perugia qualche mese fa, ma l’offerta poi si apre ai generi più diversi.
Fino a domenica, ad esempio, saranno ad Utrecht i migliori esponenti della musica da Capoverde, molti hip-hoppers, il cantore principale della Basilica della Natività a Betlemme, tanti interessanti musicisti latino americani e africani…insomma, ce n’è per tutti i gusti.
Con un’unica certezza: si può entrare in sala a scatola chiusa, la qualità è assicurata.











