Si è svolto nei giorni scorsi a Terni il convegno nazionale dedicato all’ipertrofia prostatica benigna (IPB), una delle patologie urologiche più diffuse nella popolazione maschile adulta e anziana. L’incontro ha riunito specialisti provenienti da tutta Italia per un confronto scientifico sulle strategie diagnostiche e terapeutiche più avanzate, con un’attenzione particolare all’impatto della patologia sulla qualità della vita.

«L’ipertrofia prostatica benigna è una condizione molto frequente negli uomini con l’avanzare dell’età – ha spiegato il dottor Alberto Pansadoro, direttore della Struttura Complessa di Urologia dell’Ospedale di Terni – colpisce circa un uomo su due dopo i 50 anni e fino a sette uomini su dieci dopo i 60, con una prevalenza che continua ad aumentare negli anni successivi». Una patologia che, come emerso nel corso del convegno, può essere presente anche in assenza di sintomi evidenti, ma che in una quota significativa di pazienti determina disturbi urinari in grado di incidere pesantemente sulla vita quotidiana.
Il contesto demografico di Terni rende il tema particolarmente rilevante. Con una popolazione over 65 che rappresenta circa il 28,6% del totale – dato superiore alla media nazionale – il territorio si configura come un’area ad alto impatto per le patologie urologiche legate all’età. Nel solo comune di Terni si stimano circa 27–30 mila uomini con più di 50 anni, la fascia in cui l’IPB diventa clinicamente significativa.
«In base ai dati epidemiologici – ha sottolineato Pansadoro – oltre 10 mila uomini potrebbero avere sintomi legati all’ipertrofia prostatica, spesso sottovalutati o considerati “normali” con l’età». Da qui l’importanza, ribadita durante i lavori, della prevenzione e della diagnosi precoce. «Controlli urologici regolari a partire dai 50 anni permettono di individuare precocemente il problema e di intervenire in modo efficace, migliorando il benessere e la qualità della vita», ha aggiunto il direttore dell’Urologia ternana.

Nel corso del convegno è stato inoltre illustrato come l’Azienda Ospedaliera di Terni disponga oggi di un’ampia gamma di soluzioni tecnologiche per il trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna. Dalle tecniche endoscopiche tradizionali alle più moderne procedure mini-invasive, l’approccio terapeutico può essere personalizzato in base alle caratteristiche cliniche del singolo paziente.
«Abbiamo a disposizione il resettore bipolare, il laser GreenLight – particolarmente indicato nei pazienti in terapia anticoagulante – il laser ad Holmio, molto efficace nel trattamento endoscopico delle prostate voluminose, fino al robot daVinci XI per i grossi adenomi della prostata», ha spiegato Pansadoro. «Questo ci consente di scegliere per ogni paziente il trattamento più idoneo, in base alla sintomatologia e al quadro clinico».
Il convegno ha rappresentato non solo un momento di aggiornamento scientifico di alto livello, ma anche un’occasione per rafforzare il ruolo di Terni come punto di riferimento nazionale in ambito urologico, confermando l’impegno dell’Ospedale nella promozione dell’innovazione, della formazione e della qualità dell’assistenza ai pazienti.













