Era il terzo incontro quello del 27 agosto Su “Linea Lenta”, promosso dalle associazioni PalaSì! Culture&Eventi e Io Sono Una Persona Per Bene, entrambe presiedute da Sauro Pellerucci.
Dopo i due appuntamenti di luglio, che avevano visto protagonisti esponenti politici e istituzionali, questa volta la scena è stata affidata alla società civile e ai pendolari, chiamati a raccontare in prima persona le difficoltà quotidiane e le prospettive legate al nodo ferroviario umbro-laziale.
Il pendolarismo tra Terni e Roma resta una sfida quotidiana: in media tre ore di viaggio complessive, che nei giorni più difficili possono superare le quattro a causa di ritardi o deviazioni sulla linea lenta. Una condizione che pesa, ma che può diventare anche occasione per rimettere al centro il tema delle infrastrutture e dei collegamenti in Umbria.
Le voci raccolte parlano di corse soppresse, coincidenze mancate e tempi che sottraggono troppo spazio alla vita privata. «In un anno passo 780 ore in viaggio» racconta un pendolare. Altri sottolineano la necessità di interventi strutturali: più treni veloci, maggiore affidabilità e una migliore integrazione tra i diversi servizi.
L’immagine di Terni come “dormitorio” non deve trasformarsi in destino. Al contrario, la richiesta che emerge con forza è quella di politiche e investimenti capaci di rafforzare i collegamenti, valorizzare il ruolo della città e sostenere l’economia regionale. Perché dietro ogni ritardo non c’è solo un treno fermo, ma un territorio che chiede di muoversi più veloce verso il futuro.
Gli eventi civili del PalaSì non vogliono proporre soluzioni preconfezionate – sottolinea Pellerucci – ma aprire spazi di vero confronto. Dopo aver affrontato la valorizzazione delle risorse naturali, a partire dall’acqua, e il ruolo dell’università, oggi parliamo di mobilità: temi diversi, ma uniti dalla stessa urgenza di costruire insieme sviluppo, diritti e centralità della nostra comunità».
Con questa iniziativa, il PalaSì! si conferma non solo luogo di confronto, ma un vero e proprio Think tank produttivo, come è stato definito dalla docente ternana Cristina Montesi, in cui le esperienze dirette dei cittadini diventano patrimonio collettivo e stimolo per nuove strategie di sviluppo condivise.