“Dal bilancio, complesso ed articolato, dell’anno giudiziario, diffusamente esposto nella relazione scritta, emerge il dato allarmante della recrudescenza di reati quali il traffico di sostanze stupefacenti, violenza di genere nonché furti in abitazione, oltre ad un diffuso aumento delle condotte violente da strada”.
È un passo iniziale dell’intervento del procuratore generale presso la Corte d’appello di Perugia per l’inaugurazione dell’anno giudiziario.
“L’attività delle Procure del distretto in questi anni è stata particolarmente attenta in materia di violenza di genere, anche se notevoli risorse vengono sottratte da formalità procedurali che si risolvono in adempimenti meramente burocratici.
Ciò nonostante – ha sottolineato il procuratore generale – nell’anno in esame in Umbria si sono registrati tre femminicidi, in due dei quali l’autore del reato si è ucciso subito dopo il fatto.
Per raggiungere l’effettiva parità di genere, l’aumento delle pene o l’introduzione di nuove fattispecie criminose non supplisce alla necessità di interventi strutturali per favorire l’occupazione femminile, che registra tassi inferiori alla media europea, l’aumento di asili nido, le politiche di sostegno alla maternità, diverse da meri interventi assistenziali, l’educazione sessuale ed affettiva nelle scuole.
Viviamo in una stagione segnata da una sorta di bulimia del crime. Un’ossessione per il fatto di cronaca, un’ansia collettiva di spettacolarizzazione del processo penale.
Per questo va ribadita l’importanza di aver creato, come uffici requirenti, due Osservatori: uno sul linguaggio degli atti giudiziari e l’altro sulla informazione giudiziaria.
Parlare di violenza, di genere o minorile, è doveroso; farlo con termini accurati è indispensabile per evitare derive morbose o effetti di emulazione.
Cresce la preoccupazione per gli episodi di violenza tra minorenni, spesso accompagnati dall’uso delle armi.
La violenza sembra ormai una modalità comunemente praticata di comunicazione giovanile e si manifesta col bullismo on line, risse di strada, aggressioni verbali e fisiche.
Fino a raggiungere esiti tragici come nel caso dell’omicidio di un ventitreenne, avvenuto nell’ottobre scorso nel parcheggio di una facoltà dell’ateneo perugino.
È fondamentale promuovere percorsi educativi e di supporto psicologico, anche per far comprendere le opportunità ma anche i pericoli del web, drammaticamente testimoniati dall’episodio del suicidio di un diciannovenne, avvenuto a Perugia un anno fa”.
“Rimane alta l’attenzione nei confronti del pericolo di infiltrazioni mafiose, per cui sono stati aggiornati e perfezionati i protocolli delle Procure del distretto.
In argomento, potrebbe rivelarsi proficua la collaborazione con il Commissario Straordinario per la ricostruzione al fine di realizzare avanzati strumenti predittivi di contrasto all’eventuale tentativo di utilizzo illecito, da parte di organizzazioni mafiose, dei fondi post sisma 2016″.

L’ATTACCO AI FAUTORI DELLA SOVRANITA’ POPOLARE
“Alla prospettiva di una magistratura collaborativa, innocua, silenziosa, docile – ha detto Sottani – si oppone l’art. 1 della nostra Carta fondamentale secondo cui la sovranità appartiene sicuramente al popolo, ma nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Ai fautori della sovranità popolare senza limiti, va ricordato quel pericoloso precedente di quasi duemila anni fa, con la pubblica condanna alla crocefissione.
Sembra un tratto antropologico italiano l’intolleranza verso i controlli, la paura della firma, il desiderio delle ‘mani libere’.
Ma senza le verifiche esterne resterebbero solo l’“amichettismo” ed il familismo amorale.
Proprio per rafforzare i controlli, nel giugno scorso è stato sottoscritto un accordo di collaborazione tra la Procura Regionale della Corte dei conti e le Procure del distretto.
I protocolli stipulati dagli uffici inquirenti con diversi soggetti istituzionali testimoniano una responsabilità condivisa e la volontà di un linguaggio comune”.
“La denigrazione della magistratura – ha detto ancora Sottani – si ammanta spesso di demagogia più che di autentica critica: non sfiora nemmeno le argomentazioni alla base delle decisioni, ma si limita a bollare come inaccettabile qualunque provvedimento che non soddisfi i propri censori. Non è il ragionamento a essere contestato, ma il semplice fatto che il verdetto non piace. Accuse generiche e quindi inevitabilmente infondate che trovano sporadici emulatori pure nella nostra mite Regione, ma il cui consolidato civile tessuto istituzionale è in grado di isolare.
L’autonomia e l’indipendenza della magistratura – ha concluso Sottani – non sono un privilegio di categoria, ma un caposaldo di democrazia.
Rappresentano, ora più che mai, un valore al servizio del principio costituzionale di uguaglianza di tutte le persone di fronte alla legge.
Sono un bene prezioso che non si difende con volatili proclamazioni di principio, ma che si fonda su solide e coerenti architetture costituzionali”.















