Il no al referendum costituzionale sulla giustizia ha prevalso anche in Umbria ma con un distacco minore rispetto a quello medio nazionale (3.4% contro 7.5%). La fedeltà rispetto alle indicazioni di voto dei partiti è stata maggiore nello schieramento del no. Una rilevante percentuale di elettori che alle europee del 2024 si erano astenuti (40%, circa 110mila persone) è tornata alle urne per il referendum.
Sono queste alcune delle peculiarità del voto referendario del 22 e 23 marzo in Umbria, messe in luce dall’analisi dei flussi elettorali del referendum sulla giustizia, elaborata dai docenti del Dipartimento di economia di UniPg Bruno Bracalente e Antonio Forcina, in collaborazione con il Servizio valutazione politiche pubbliche dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, presentata questa mattina a Palazzo Cesaroni.
Gran parte degli elettori che alle europee avevano votato per i partiti di centrosinistra, è stato evidenziato, ha votato no al referendum e pochi si sono astenuti. Non ci sono stati rilevanti flussi incrociati, dal centrosinistra per il sì e dal centrodestra per il no mentre gli elettori di centro avrebbero ripartito i loro voti tra le due opzioni referendarie, con differenze tra città e centri medio-piccoli. Nel centrodestra si sarebbero registrati anche voti per il no, in contrasto con le indicazioni di partito. E molte astensioni, soprattutto nella Lega e in Forza Italia. Solo gli elettori di Fratelli d’Italia avrebbero seguito in modo netto le indicazioni per il sì.
C’è stato un grande ritorno al voto tra chi si era astenuto alle europee di due anni fa, anche se il 35% degli elettori non ha comunque votato: circa 110mila persone sono tornate al voto, dividendosi abbastanza equamente tra sì e no. In tanti quindi si sono sentiti mobilitati per il referendum costituzionale, alcuni per sostenere le ragioni del sì e del Governo nazionale e altri sostenere il no e le opposizioni.
Il no ha vinto con maggiore vantaggio soprattutto in tre zone dell’Umbria: Gubbio, Trasimeno e area urbana di Perugia. Il sì ha prevalso invece in Valnerina e nelle zone di Todi e Gualdo Tadino. Nel capoluogo di regione c’è stata una forte contrapposizione: nell’area urbana il no ha vinto con forte distacco, nella frazioni invece ha vinto il sì. Una suddivisione che sembra non avere a che fare con la tradizione politica del voto storico ed anzi appare disegnare un rovesciamento molto netto rispetto al passato.
Le stime dei flussi, è stato infine spiegato, sono state elaborate confrontando i dati a quelli delle elezioni europee del 2024, le consultazioni generali più recenti. Da esse si possono trarre solo delle indicazioni di tendenza e non indicazioni numeriche precise.
Il no al referendum costituzionale sulla giustizia ha prevalso anche in Umbria ma con un distacco minore rispetto a quello medio nazionale (3.4% contro 7.5%). La fedeltà rispetto alle indicazioni di voto dei partiti è stata maggiore nello schieramento del no. Una rilevante percentuale di elettori che alle europee del 2024 si erano astenuti (40%, circa 110mila persone) è tornata alle urne per il referendum.
Sono queste alcune delle peculiarità del voto referendario del 22 e 23 marzo in Umbria, messe in luce dall’analisi dei flussi elettorali del referendum sulla giustizia, elaborata dai docenti del Dipartimento di economia di UniPg Bruno Bracalente e Antonio Forcina, in collaborazione con il Servizio valutazione politiche pubbliche dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, presentata questa mattina a Palazzo Cesaroni.
Gran parte degli elettori che alle europee avevano votato per i partiti di centrosinistra, è stato evidenziato, ha votato no al referendum e pochi si sono astenuti. Non ci sono stati rilevanti flussi incrociati, dal centrosinistra per il sì e dal centrodestra per il no mentre gli elettori di centro avrebbero ripartito i loro voti tra le due opzioni referendarie, con differenze tra città e centri medio-piccoli. Nel centrodestra si sarebbero registrati anche voti per il no, in contrasto con le indicazioni di partito. E molte astensioni, soprattutto nella Lega e in Forza Italia. Solo gli elettori di Fratelli d’Italia avrebbero seguito in modo netto le indicazioni per il sì.
C’è stato un grande ritorno al voto tra chi si era astenuto alle europee di due anni fa, anche se il 35% degli elettori non ha comunque votato: circa 110mila persone sono tornate al voto, dividendosi abbastanza equamente tra sì e no. In tanti quindi si sono sentiti mobilitati per il referendum costituzionale, alcuni per sostenere le ragioni del sì e del Governo nazionale e altri sostenere il no e le opposizioni.
Il no ha vinto con maggiore vantaggio soprattutto in tre zone dell’Umbria: Gubbio, Trasimeno e area urbana di Perugia. Il sì ha prevalso invece in Valnerina e nelle zone di Todi e Gualdo Tadino. Nel capoluogo di regione c’è stata una forte contrapposizione: nell’area urbana il no ha vinto con forte distacco, nella frazioni invece ha vinto il sì. Una suddivisione che sembra non avere a che fare con la tradizione politica del voto storico ed anzi appare disegnare un rovesciamento molto netto rispetto al passato.
Le stime dei flussi, è stato infine spiegato, sono state elaborate confrontando i dati a quelli delle elezioni europee del 2024, le consultazioni generali più recenti. Da esse si possono trarre solo delle indicazioni di tendenza e non indicazioni numeriche precise.
Il no al referendum costituzionale sulla giustizia ha prevalso anche in Umbria ma con un distacco minore rispetto a quello medio nazionale (3.4% contro 7.5%). La fedeltà rispetto alle indicazioni di voto dei partiti è stata maggiore nello schieramento del no. Una rilevante percentuale di elettori che alle europee del 2024 si erano astenuti (40%, circa 110mila persone) è tornata alle urne per il referendum.
Sono queste alcune delle peculiarità del voto referendario del 22 e 23 marzo in Umbria, messe in luce dall’analisi dei flussi elettorali del referendum sulla giustizia, elaborata dai docenti del Dipartimento di economia di UniPg Bruno Bracalente e Antonio Forcina, in collaborazione con il Servizio valutazione politiche pubbliche dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, presentata questa mattina a Palazzo Cesaroni.
Gran parte degli elettori che alle europee avevano votato per i partiti di centrosinistra, è stato evidenziato, ha votato no al referendum e pochi si sono astenuti. Non ci sono stati rilevanti flussi incrociati, dal centrosinistra per il sì e dal centrodestra per il no mentre gli elettori di centro avrebbero ripartito i loro voti tra le due opzioni referendarie, con differenze tra città e centri medio-piccoli. Nel centrodestra si sarebbero registrati anche voti per il no, in contrasto con le indicazioni di partito. E molte astensioni, soprattutto nella Lega e in Forza Italia. Solo gli elettori di Fratelli d’Italia avrebbero seguito in modo netto le indicazioni per il sì.
C’è stato un grande ritorno al voto tra chi si era astenuto alle europee di due anni fa, anche se il 35% degli elettori non ha comunque votato: circa 110mila persone sono tornate al voto, dividendosi abbastanza equamente tra sì e no. In tanti quindi si sono sentiti mobilitati per il referendum costituzionale, alcuni per sostenere le ragioni del sì e del Governo nazionale e altri sostenere il no e le opposizioni.
Il no ha vinto con maggiore vantaggio soprattutto in tre zone dell’Umbria: Gubbio, Trasimeno e area urbana di Perugia. Il sì ha prevalso invece in Valnerina e nelle zone di Todi e Gualdo Tadino. Nel capoluogo di regione c’è stata una forte contrapposizione: nell’area urbana il no ha vinto con forte distacco, nella frazioni invece ha vinto il sì. Una suddivisione che sembra non avere a che fare con la tradizione politica del voto storico ed anzi appare disegnare un rovesciamento molto netto rispetto al passato.
Le stime dei flussi, è stato infine spiegato, sono state elaborate confrontando i dati a quelli delle elezioni europee del 2024, le consultazioni generali più recenti. Da esse si possono trarre solo delle indicazioni di tendenza e non indicazioni numeriche precise.
Il no al referendum costituzionale sulla giustizia ha prevalso anche in Umbria ma con un distacco minore rispetto a quello medio nazionale (3.4% contro 7.5%). La fedeltà rispetto alle indicazioni di voto dei partiti è stata maggiore nello schieramento del no. Una rilevante percentuale di elettori che alle europee del 2024 si erano astenuti (40%, circa 110mila persone) è tornata alle urne per il referendum.
Sono queste alcune delle peculiarità del voto referendario del 22 e 23 marzo in Umbria, messe in luce dall’analisi dei flussi elettorali del referendum sulla giustizia, elaborata dai docenti del Dipartimento di economia di UniPg Bruno Bracalente e Antonio Forcina, in collaborazione con il Servizio valutazione politiche pubbliche dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, presentata questa mattina a Palazzo Cesaroni.
Gran parte degli elettori che alle europee avevano votato per i partiti di centrosinistra, è stato evidenziato, ha votato no al referendum e pochi si sono astenuti. Non ci sono stati rilevanti flussi incrociati, dal centrosinistra per il sì e dal centrodestra per il no mentre gli elettori di centro avrebbero ripartito i loro voti tra le due opzioni referendarie, con differenze tra città e centri medio-piccoli. Nel centrodestra si sarebbero registrati anche voti per il no, in contrasto con le indicazioni di partito. E molte astensioni, soprattutto nella Lega e in Forza Italia. Solo gli elettori di Fratelli d’Italia avrebbero seguito in modo netto le indicazioni per il sì.
C’è stato un grande ritorno al voto tra chi si era astenuto alle europee di due anni fa, anche se il 35% degli elettori non ha comunque votato: circa 110mila persone sono tornate al voto, dividendosi abbastanza equamente tra sì e no. In tanti quindi si sono sentiti mobilitati per il referendum costituzionale, alcuni per sostenere le ragioni del sì e del Governo nazionale e altri sostenere il no e le opposizioni.
Il no ha vinto con maggiore vantaggio soprattutto in tre zone dell’Umbria: Gubbio, Trasimeno e area urbana di Perugia. Il sì ha prevalso invece in Valnerina e nelle zone di Todi e Gualdo Tadino. Nel capoluogo di regione c’è stata una forte contrapposizione: nell’area urbana il no ha vinto con forte distacco, nella frazioni invece ha vinto il sì. Una suddivisione che sembra non avere a che fare con la tradizione politica del voto storico ed anzi appare disegnare un rovesciamento molto netto rispetto al passato.
Le stime dei flussi, è stato infine spiegato, sono state elaborate confrontando i dati a quelli delle elezioni europee del 2024, le consultazioni generali più recenti. Da esse si possono trarre solo delle indicazioni di tendenza e non indicazioni numeriche precise.











