Il disagio è grande: ogni volta che c’è sciopero chi abita a Terni e fa il pendolare deve mettere in conto una giornata di tribolazioni. Oggi, sciopero, è stato come sempre, difficoltà incredibili per arrivare al lavoro ed altrettante per ritornare a casa: qualcuno che leggerà queste note sarà ancora sul treno. Il Comitato dei pendolari alza la voce per quanto hanno a patire chi fa avanti e indietro dalla capitale sino a Terni, nemmeno cento chilometri che in giorni normali si percorrono in una cinquantina di minuti.
Prende carta e penna l’associazione “Io sono un uomo per bene” per evidenziare alcune note, che vanno lungo il diritto allo sciopero ed il disagio ai cittadini, cose inconciliabili in termini ma anche le difficoltà che giornalmente i viaggiatori incontrano sempre a fare conto con la Linea Lenta, la Direttissima, gli slot. Insomma con una burocrazia, con lungaggini che non hanno eguali. Molte delle disavventure vengono dalla regionalizzazione delle ferrovie: un treno che da Rieti va a Roma non è detto che debba fermarsi a Terni: è la regione Lazio che paga. Ma anche viceversa. Una follia.
Ma ecco cosa dicono all’associazione “Io sono una persona per bene:” “La giornata di sciopero che interessa il settore dei trasporti rende evidente una realtà che migliaia di pendolari tra Terni, la Bassa Umbria, l’Alto Lazio e Roma conoscono fin troppo bene. Per loro il disagio non coincide con le sole giornate di mobilitazione sindacale. Ritardi, cancellazioni, coincidenze mancate e tempi di percorrenza sempre più incerti rappresentano una condizione quotidiana che incide sul lavoro, sullo studio, sulla vita familiare e sulla qualità della vita. Il percorso della “Linea Lenta Unitaria”, sviluppato negli ultimi mesi attraverso incontri e confronti pubblici, ha fatto emergere una richiesta chiara che proviene dai territori: il diritto alla mobilità deve tornare al centro delle scelte che la programmazione del sistema ferroviario nazionale.
L’Associazione ribadisce il proprio rispetto per il diritto costituzionale allo sciopero e per le ragioni dei lavoratori che ne fanno legittimamente uso. Proprio perché i diritti non sono in competizione tra loro, riteniamo che accanto al diritto di sciopero debba trovare adeguato riconoscimento anche il diritto alla mobilità, soprattutto per quelle comunità che da anni convivono con criticità strutturali che sembrano non trovare soluzioni definitive, malgrado i cospicui investimenti che il PNRR ha messo a disposizione delle comunità.
In questo contesto destano preoccupazione le trasformazioni in corso nel sistema ferroviario nazionale che trovano conferma in queste ore con l’arrivo di nuovi operatori sull’Alta Velocità; questa potenziale opportunità non può tradursi in un ulteriore sacrificio per i pendolari e per i territori serviti dalla cosiddetta Linea Lenta. Il rischio è che si continui a privilegiare le tratte più redditizie, saturando ulteriormente la rete senza aver prima realizzato i necessari investimenti infrastrutturali e garantito adeguate tutele ai collegamenti utilizzati ogni giorno da lavoratori, studenti e cittadini.
Non può essere il profitto a prevalere sul diritto alla mobilità di intere comunità che producono reddito.
Per questo chiediamo che ogni scelta sul futuro del sistema ferroviario nazionale sia accompagnata da investimenti sulla rete convenzionale, dalla tutela delle tracce ferroviarie oggi esistenti e da una visione capace di ridurre, insieme alle distanze, anche le diseguaglianze territoriali.
Dietro ogni ritardo non ci sono soltanto numeri, ci sono persone.











