Ora tocca alle istituzioni, al Governo ma anche ai comuni invertire la tendenza alla desertificazione dei piccoli centri storici. Carlo Ghista, il responsabile provinciale della Confesercenti, lo dice chiaramente che è il momento di contributi mirati per mantenere attività. “Ogni centro storico ha una peculiarità e non sono certi tutti assimilabili però ognuno mantiene la necessità di essere accarezzato, curato, trattato bene”. Per dire: non è possibile che nella metà dei centri della provincia manchi un’edicola, un aspetto quasi basilare per la vita sociale. Non è possibile che non ci sia un’agenzia bancaria, con gli istituti di credito che guadagnano miliardi di euro e che poi non mantengono nemmeno uno sportello con una unità. Che non ci sia uno sportello postale, senza i dispensari farmaceutici, aperti in qualche ora del giorno e che fanno riferimento a farmacie di centri più grandi. Magari anche senza un bar. E che vita è, certo che si spopolano: “Stiamo raccogliendo le firme come Confesercenti nazionale a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità. Ed anche a Terni saremo presenti. E lo faremo in maniera innovativa, forse nemmeno i banchi ma coi Qr, coi cellulari, con le firme elettroniche”. Servono incentivi per mantenere aperti, bar, edicole, negozi, spesso senza grandi sforzi, un aiuto per l’Imu, la Tari.
Thank you for reading this post, don't forget to subscribe!Carlo Ghista ha voglia di far capire che la battaglia non è solo quella nazionale che i problemi toccano anche i centri dell’Umbria. “Non vogliamo essere da soli: vorremmo la collaborazione di altre associazioni, di cittadini, per quella che riteniamo essere una battaglia di civiltà”.










