L’amore tra Bandecchi e Fedeli è durato poco, giusto il tempo di annusarsi, conoscersi e capire che non era il caso.
Meglio separarsi prima di contrarre un matrimonio onde evitare conseguenze più pesanti e spiacevoli.
I due hanno lo stesso carattere e, principalmente, amano comandare e decidere tutto da soli. Figuriamoci se Fedeli poteva sopportare le intromissioni e i “suggerimenti” e gli uomini di Bandecchi che avrebbero potuto contrastare le sue decisioni. E poi i soldi: Fedeli, ragioniere, fa i conti e più di tanto non si spende. Così come il vulcanico Bandecchi non sopporta di non avere “peso” in quella che considera la “sua” Ternana, di non poter decidere nulla, di dover dire addio a un suo sogno, quello relativo alla partecipazione nel calcio che conta. Per questo mette mano al portafoglio, con generosità. Gliene va dato atto. Chi se non lui?
Il bello (o il brutto) è che i due protagonisti della vicenda, Bandecchi e Fedeli, lo sapevano benissimo fin da subito di che pasta sono fatti, quindi hanno perso tempo inutilmente, confidando in una conversione dell’altro (che non c’è stata).
E si ricomincia, dopo i super fallimenti di Guida e dei D’Alessandro e dei Rizzo e dopo l’illusione Fedeli, si riavviano le ricerche, si riparte con le consultazioni alla ricerca dell’uomo giusto. Se esiste.
Nel frattempo c’è una squadra da fare che dovrebbe vincere un campionato, ogni altro risultato equivarrebbe all’ennesimo fallimento. Che dovrebbe riportare qualche tifoso allo stadio, per non far morire il calcio a Terni, dopo un secolo.
Obiettivi difficili da raggiungere se si resta intrappolati nel giorno della marmotta, come nel celebre film “Ricomincio da capo”.











