Pubblichiamo questa testimonianza di un figlio che si vede “parcheggiato” suo padre su una barella del pronto soccorso di Terni per una frattura al bacino, a causa di una caduta. Il paziente, 91 anni, è in attesa di ricovero dalla mattina di sabato 10 ottobre.
LA LETTERA (FIRMATA)
Vorrei portare all’attenzione di tutta la cittadinanza e delle istituzioni preposte la drammatica problematica e il profondo disagio che sta vivendo mio padre, un uomo di 91 anni, invalido al 100% e affetto da gravi patologie cardiache, attualmente “parcheggiato” presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale di Terni.
Mio padre è arrivato in autoambulanza intorno alle ore 9:30 di ieri, sabato 10 ottobre. Dopo gli accertamenti di rito effettuati nel giro di qualche ora, i medici gli hanno diagnosticato la frattura del bacino e la frattura della rotula del ginocchio. Il personale sanitario mi ha comunicato che, nonostante il quadro clinico e le fratture, il paziente non è da ricoverare nel presidio di Terni.
Premetto che non è mia intenzione sindacare il giudizio clinico dei medici sulla scelta di non procedere a un ricovero ospedaliero ordinario per questa specifica patologia. Quello che ritengo invece vergognoso, umiliante e totalmente inaccettabile è la gestione logistica e umana della degenza di un grande anziano in queste condizioni.
Mio padre si trova bloccato su una barella da ieri mattina, insieme a tanti altri anziani come lui. Mi è stato riferito che dovrà restare lì presumibilmente fino alla mattinata di domani, lunedì 12 ottobre, in attesa che si liberi un posto letto presso l’Ospedale di Narni o presso la Casa di Comunità di Amelia. La giustificazione ufficiale ricevuta? “Il sabato e la domenica non si effettuano questo tipo di ricoveri territoriali”.
Trovo disumano che nel 2026 una persona di 91 anni, cardiopatica e con il bacino fratturato, debba essere abbandonata su una barella di Pronto Soccorso per tre giorni consecutivi perché la burocrazia e i trasferimenti sanitari si fermano nel fine settimana. Come se le malattie o gli incidenti avessero un calendario. A tutto questo si aggiunge l’impossibilità per noi familiari di entrare a prestargli assistenza e l’arroganza di una dottoressa in servizio notturno che, di fronte alle mie legittime richieste di chiarimenti telefonici, ha pensato bene di riattaccarmi il telefono in faccia.
Scrivo questa lettera perché la dignità dei nostri anziani non può essere calpestata in questo modo all’interno di una struttura pubblica. Chiedo un intervento immediato delle autorità sanitarie affinché a mio padre, e a tutti i pazienti fragili che si trovano nelle sue stesse condizioni, venga garantito un letto e un trattamento dignitoso.











