Botta e risposta tra Regione Umbria Governo nazionale sull’attuazione dell’accordo di programma per Ast e, in particolare su chi deve intervenire per ciò che concerne i costi dell’energia. Tutto nasce dall’allarme lanciato dal Gruppo Arvedi di cui si parla in altra parte del giornale.
Arvedi: “i costi dell’energia sono insostenibili”
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Il primo a intervenire è l’assessore regionale allo sviluppo economico Thomas De Luca : “È bene chiarire che l’attuale Giunta regionale ha sbloccato e portato a sottoscrizione l’Accordo di Programma in appena 7-8 mesi dal proprio insediamento, ereditando una situazione rimasta colpevolmente in stallo per oltre due anni. Da quel momento in poi, la Regione Umbria ha dimostrato nei fatti il rispetto totale di ogni impegno preso, dalla legge sull’idroelettrico fino alle procedure autorizzative per la discarica. Non possiamo tuttavia nascondere un forte rammarico nel constatare – scrive l’assessore – come si tenda a mettere impropriamente sullo stesso piano chi, come la Regione, ha fatto interamente il proprio dovere e chi invece non ha ancora dato le risposte necessarie. I nodi cruciali del costo dell’energia, gli accordi strategici con Enel e la regolamentazione sul recupero dei rottami ferrosi dipendono esclusivamente dalle politiche e dalle decisioni del Governo nazionale, e non certo da questa amministrazione regionale. Ogni tentativo di sovrapporre i ruoli rischia di spostare l’attenzione dalle vere sedi decisionali”.
Fonti del Mimit, successivamente, declinano le responsabilità.
Sul fronte dell’energia – si sottolinea dal Ministero – l’articolo 7 dell’Accordo, dedicato ai costi energetici, non attribuisce al Ministero alcun impegno specifico. Le misure previste sono riconducibili agli impegni assunti dalla Regione, anche in raccordo con l’azienda: la verifica di forme di gestione mista delle grandi derivazioni idroelettriche, la riserva di una quota della produzione a favore delle imprese energivore umbre e le soluzioni per la Centrale di Pentima.
L’impegno del Governo riguardava invece il sostegno all’utilizzo del rottame di acciaio inossidabile.
L’articolo 6-bis dell’Accordo prevedeva la presentazione al Parlamento, entro il 31 dicembre 2025, di un provvedimento che introducesse un credito d’imposta per le acciaierie a forno elettrico che producono acciaio inossidabile da rottame. L’impegno è stato rispettato nei tempi: la misura è stata introdotta con la legge di bilancio (articolo 1, commi 801-805, della legge 30 dicembre 2025, n. 199).
La norma è ora oggetto di un percorso di notifica alla Commissione europea per la verifica della coerenza con la Disciplina in materia di aiuti di Stato a favore del clima, dell’ambiente e dell’energia 2022 (Ceeag).
Si tratta del passaggio necessario per l’attuazione della misura. Il Ministero lo sta seguendo insieme a tutte le amministrazioni centrali competenti e all’impresa, ed è su questo che si è concentrato il confronto di questi mesi.










