Una fiaccolata nel cuore della città di Terni fra piazza del popolo , corso Tacito e corso vecchio, per rendere omaggio a Fatiha El Afghani la donna brutalmente aggredita a martellate dal marito e deceduta dopo un calvario durato 5 mesi.
Vi hanno partecipato in tanti, circa 500 persone, con larga partecipazione di uomini.
In piazza, tra gli altri, la parlamentare Emma Pavanelli, la presidente dell’assemblea legislativa dell’Umbria Sarah Bistocchi, gli assessori del comune di Terni, Alessandra Salinetti e Tiziana Laudadio e il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Luca Ciabocco.
In piazza anche i genitori di Ilaria Sula, Gezime e Flamur. C’è stato un lungo abbraccio fra la sorella di Fatiha, Laila e Gezime.
“Abbiamo promosso questa fiaccolata per dare l’opportunità di esprimere il dolore di una intera comunità per la nostra concittadina Fatiha El Afghani vittima di femminicidio – è stato detto dalle rappresentanti di Terni Donne che hanno organizzato l’iniziativa – Oggi siamo qui per esprimere la vicinanza di Terni alla famiglia di Fatiha, alla mamma, alla sorella, ai fratelli e alla giovanissima figlia. Il vostro dolore – è stato detto prima che la fiaccolata partisse – è il nostro dolore. Questa serata ci da la possibilità di salutare Fatiha nella nostra città dove ha vissuto a lungo, prima che i funerali vengano celebrati nel suo paese di origine, il Marocco. La violenza maschile contro le donne non conosce nazionalità, per questo siamo qui questa sera”.
La sorella Laila, parlando in italiano, ha voluto ringraziare quanti sono stati vicini alla sua famiglia e quanti erano presenti alla manifestazione di questa sera. “Voglio dire grazie alla Casa delle Donne – ha detto – perché sono state presenti dal primo giorno che è successo il fatto, mi hanno spiegato anche come muovermi dentro questa storia. Voglio dire grazie anche al sindaco di Terni che ci è venuto a trovare a casa”. “Fatiha era una persona molto buona – ha aggiunto – la sua vita girava intorno a sua figlia di 16 anni. Da quando era arrivata in Italia ha sempre lavorato e al lavoro è stata sempre apprezzata. Tutti le volevano bene, era stimata dalle persone che ha conosciuto in Italia. Era altruista e amante della vita. Il dolore è insopportabile, è qualcosa che non si può raccontare. Quello che è successo a mia sorella non deve più accadere a nessun’altra donna”.










