Pioggia di critiche su Bandecchi che ha annunciato un sostanzioso rimpasto di giunta se non il totale azzeramento (si vedrà).
Il suo annuncio ha scatenato reazioni molto critiche da parte delle opposizioni.
Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, Umbria Civica, Noi Moderati e Udc hanno diffuso un comunicato congiunto:
“Del cambio in Giunta annunciato dal Sindaco siamo tutt’altro che sorpresi – scrivono – Per noi non è materia di attese o di fiducia ‘a prescindere’, bensì è la conferma che un certo metodo di governo ha mostrato tutti i suoi limiti. Quando la politica si poggia su dinamiche personalistiche, che eludono il confronto interno e il Consiglio viene trattato come un passaggio automatico, il risultato non può che essere questo: un’amministrazione che fatica a tradurre indirizzi e promesse in atti concreti.
Il punto non è il rimpasto in sé ma ciò che certifica, ossia il fallimento di un’impostazione che non ha saputo dare seguito ai dettami programmatici trasformandoli in risultati misurabili per la città.
Terni non può permettersi di perdere altro tempo. La città ha bisogno di stabilità, di visione strategica e di una guida amministrativa capace di assumere decisioni chiare, motivate e orientate al risultato. Servono atti, cronoprogrammi, obiettivi verificabili. Serve soprattutto un cambio di passo nel metodo: più trasparenza, più coinvolgimento, più rispetto del ruolo del Consiglio e delle forze politiche”.
Secondo il Movimento 5 Stelle , “Un atto di questa portata non può essere liquidato come un “normale processo sostitutivo’ o come l’inizio di un ‘secondo tempo’. È evidente che, se dopo 3 anni di amministrazione, il sindaco caccia tutti gli assessori, la sua giunta ha fallito.
C’è poi una dichiarazione del sindaco che non può essere ignorata. Quando ha dichiarato che molti assessori continueranno a collaborare con lui ‘per i molteplici affari che gestisco come imprenditore’ si apre un tema serio di conflitto d’interessi: dove finisce il Comune e dove iniziano gli affari privati? La distinzione tra funzione pubblica e attività privata deve essere chiara e netta.
Terni non è una società per azioni e il Comune non è il consiglio di amministrazione di Unicusano, ma è un’istituzione pubblica che richiede trasparenza, separazione dei ruoli e rispetto delle regole.
In questa fase delicata, con partite decisive aperte sul nuovo ospedale, sui progetti finanziati dal PNRR che devono essere conclusi entro agosto per non perdere risorse fondamentali, sulle bonifiche dell’area SIN e del Parco Rosselli, sulle politiche industriali che necessitano di essere governate come la cabina di regia sulla ZES ed il monitoraggio dell’attuazione dell’Accordo di Programma AST e sulla vertenza Moplefan, la città ha bisogno di stabilità e competenza, non di continue ripartenze. Terni ha bisogno di un’amministrazione autorevole, che sappia costruire rapporti di sana collaborazione istituzionale con la Regione e il Governo nazionale, in modo da portare a compimento progetti di sviluppo necessari a far ripartire la nostra città”.
Di “Una pattuglia di senza arte né parte, a cominciare da chi l’ha guidata, dal 2023” parla Sinistra Italiana.
“Il disastroso epilogo della esperienza bandecchiana al Comune di Terni scrive SI – è una conclusione coerente con tutto l’andamento politico ed amministrativo di questi tre anni meno qualcosa.
Scompare tutta la baldanzosa sicumera esibita fino alla settimana scorsa con l’irruzione di un manipolo di peones in Consiglio Regionale, e poi nell’ultima seduta di Consiglio Comunale in cui il Sindaco è arrivato a presentare una interrogazione ai gruppi consiliari di opposizione, procedura bislacca consentita solo da una caricaturale presidenza del consiglio.
La conclusione politica è chiara ed era chiara da tempo: l’esperienza bandecchiana al Comune di Terni è politicamente naufragata, annegata nel mare del ridicolo e della inconcludenza.
Se si dovesse trarre un bilancio di questi tre anni meno qualcosa si dovrebbe concludere amaramente: il nulla. Hanno tentato in tutti i modi di parlare d’altro, di sviare l’attenzione, di inventare nemici ovunque. Ma se si chiedesse loro di citare un risultato, uno solo, di un qualche rilievo la risposta è desolante: il nulla.
Hanno perso due assessori, un segretario provinciale, il capogruppo, un paio di consiglieri comunali, che via via se ne sono andati per la loro strada, avendo avvertito puzza di bruciato.
È del tutto possibile che questa paventata cancellazione della Giunta Municipale si riveli l’ennesimo tentativo di stringere i ranghi, di serrare le fila e quindi si tratti dell’ennesima bolla di sapone. Come è avvenuto a febbraio 2024, quando prima Bandecchi ha annunciato le dimissioni, per poi, poco decorosamente, ritirarle.
Resta il fatto che quando libereranno Terni dalla loro presenza, avranno lasciato solo macerie. Se ne vadano, prima possibile, per riconsegnare la parola ai cittadini e consentire a Terni di avere una guida più dignitosa ed adeguata”.
Come Europa Verde Terni, scrivono Francesca Arca e Riccardo Passagrilli “non possiamo che sottoscrivere il sentimento di migliaia di cittadini che, scendendo in piazza, hanno sintetizzato il momento attuale con un coro diventato simbolo: “Bandecchi, tu non ci azzecchi”. Quello che poteva sembrare uno slogan di protesta è diventato, giorno dopo giorno, una diagnosi politica inconfutabile.
L’ultimo azzeramento della Giunta non è una mossa strategica, ma la prova definitiva di un’assoluta incompatibilità tra il Sindaco e l’arte del governo. Amministrare una città complessa come la nostra richiede mediazione, visione ecologica e rispetto per i processi democratici; Bandecchi, invece, tratta le istituzioni come un’estensione delle sue proprietà private, riducendo il dibattito pubblico a un monologo autoritario.
La politica è cura del bene comune e ascolto del territorio, concetti che sembrano alieni all’attuale gestione di Palazzo Spada. Chi considera la democrazia un “intralcio” e i collaboratori come pedine intercambiabili dimostra di non avere nulla a che spartire con il ruolo che ricopre.
Terni merita dignità. Non si può governare una città contro la sua stessa natura democratica. È ormai evidente che, tra Bandecchi e la politica intesa come servizio civile, non ci sia alcun punto di contatto. Il tempo delle provocazioni è scaduto: la città ha bisogno di serietà, non di un perenne e sterile scontro muscolare”.













