Non si è fatta attendere la risposta de La società agricola Le Mole (di proprietà della famiglia Caponi) alle dichiarazioni del sindaco di Narni rese nel pomeriggio.
Nel rivendicare ancora una volta la proprietà dell’area de Le Mole, la famiglia Caponi si dice disposta a un confronto “responsabile e costruttivo” con il comune di Narni del quale “non comprende” il proposito di chiusura odierno.
“Le Mole non possono essere definite genericamente come ‘proprietà dei cittadini di Narni’, come affermato dal Sindaco. Le Mole rappresentano una realtà agricola e produttiva ben precisa, con una storia documentata e una proprietà chiaramente identificabile.
Dal 1969, Le Mole appartengono ad Alvaro Caponi, che ne ha garantito continuità, sviluppo e tutela nel tempo. Prima di allora, i terreni e le strutture erano di proprietà della famiglia dei Marchesi Patrizi, a testimonianza di una tradizione storica solida e riconosciuta.
Da sempre, Le Mole sono lavoro, impresa e presidio del territorio. Sono il risultato dell’impegno costante di chi le ha custodite e fatte crescere nel corso dei decenni, contribuendo concretamente all’economia locale e alla valorizzazione dell’area.
E’ necessario chiarire che l’atto a cui fa riferimento il Sindaco non attribuisce al Comune la possibilità di modificare la destinazione d’uso della passerella fluviale Qualsiasi utilizzo dell’opera deve essere necessariamente concordato con il proprietario, Alvaro Caponi.
Prima ancora di stabilire chi possa utilizzare tale infrastruttura, è fondamentale verificare se essa sia utilizzabile in condizioni di sicurezza. Questo rappresenta, per la Società Agricola Le Mole, il punto prioritario.
Il nostro obiettivo principale, in qualità di proprietari dell’area, è garantire la sicurezza di tutti i bagnanti che frequentano Le Mole. I fatti di Crans Montana dimostrano quanto sia indispensabile mantenere un’attenzione scrupolosa quando si tratta di luoghi pubblici e potenzialmente pericolosi.
Attualmente, il sito è interessato da una frana rilevante, anche a causa dell’attività del vicino sifone gestito dalla società ENEL, che sta mettendo a rischio non solo la nostra proprietà, ma anche la strada comunale. Proprio per questo abbiamo presentato un progetto alla Regione per intervenire con lavori di somma urgenza, finalizzati alla messa in sicurezza dell’area e alla tutela dell’incolumità degli utenti.
Alla luce di ciò, riteniamo quantomeno scomposto l’atteggiamento del Comune, che dichiara nuovamente di non voler collaborare con noi proprietari. La nostra posizione è, al contrario, quella di una piena disponibilità al dialogo e alla collaborazione, non solo con il Comune di Narni ma con l’intera comunità narnese.
Le Mole rappresentano un bene storico e un luogo del cuore per molti cittadini, e proprio per questo riteniamo che debbano essere valorizzate nel rispetto della sicurezza e della responsabilità”.
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Come proprietari, riteniamo imprescindibile che qualsiasi utilizzo dell’area avvenga in condizioni controllate, con adeguate misure di prevenzione, vigilanza e assistenza, inclusa la presenza di personale qualificato come assistenti bagnanti. Il fiume è, per sua natura, un ambiente potenzialmente pericoloso, e accessi incontrollati o privi di supervisione possono esporre le persone a rischi gravi.
Il nostro obiettivo è chiaro: rendere il sito accessibile e sicuro. E desideriamo farlo in collaborazione con le istituzioni.
Riteniamo difficile comprendere la posizione odierna del Comune, siamo tornati alle posizioni assunte mesi fa dove difronte ad un progetto di rivalutazione e messa in sicurezza del bacino delle Mole, rifiuta il confronto con un soggetto privato disposto a investire risorse e competenze nella sicurezza e nella valorizzazione di un luogo di sua proprietà così importante per tutta la comunità.
Per questo motivo, rivolgiamo un invito aperto al Comune di Narni ad avviare un confronto serio, responsabile e costruttivo. È un cittadino, prima ancora che un proprietario, a chiederlo: collaborare nell’interesse della sicurezza, della tutela del territorio e del bene comune”.











