di Chiara Furiani
Thank you for reading this post, don't forget to subscribe!Se qualcuno aveva nutrito perplessità riguardo agli esiti del recente cambio al vertice per la manifestazione spoletina, almeno fin qui, si è dovuto ricredere.
Già sulla carta il programma di quest’anno appariva interessante e non inferiore a quelli della gestione Monique Veaute, ma anche alla prova del nove, nel confronto col pubblico, i risultati di Spoleto 69 sono al momento più che soddisfacenti.
Molto convincente l’opera “Vanessa” andata in scena in un Teatro Nuovo strapieno.
La bellissima partitura del famoso compositore americano Samuel Barber, del 1958, si appoggia sul libretto di Giancarlo Menotti, l’inventore del Festival di Spoleto.
Una storia di amori impossibili venata di malinconia ove dominano incomunicabilita’, sentimenti inespressi, aspettative tradite.
Ottime le voci, (tra cui il ternano Nicolò Lauteri), ma anche l’orchestra del Teatro Comunale di Bologna, diretta dal Maestro Sora Elizabeth Lee ha fornito alla rappresentazione un imprescindibile supporto.
La regia di Leo Muscato – pure consulente per l’opera e la prosa per questo sessantanovesimo festival – ha fatto il resto, e il ritorno di “Vanessa” nello stesso teatro che, nel 1961, ne aveva ospitato la prima italiana, già nell’ambito del festival spoletino, ha giustamente riscosso l’entusiasmo del pubblico.
Grande successo anche per “Dead as a Dodo” della compagnia americana Wakka Wakka.
Un vero gioiello, 90 minuti di pura poesia e invenzioni visive veramente suggestive.
Di fatto teatro di figura, ovvero con pupazzi come protagonisti, mossi da una decina di animatori, quasi danzanti, anche loro presenti in scena, ma parzialmente mimetizzati col fondale sicurissimo grazie a tute nere con spruzzate di glitter.
Una riflessione commovente sulla vita e soprattutto sulla morte, che vede insieme uno scheletro alla ricerca di ossa per ricomporsi e un dodo, mitico uccello estinto già dal ‘600, che invece qui è miracolosamente destinato a rinascere.
Standing ovation, meritatissima.
Altrettanto notevole anche il primo spettacolo di danza al Teatro Romano, che ha visto esibirsi la storica compagnia di danza contemporanea inglese Rambert con “This is Rambert“, un pout pourri di numeri collettivi altamente spettacolari.
Inutile dire che la platea del teatro ha reagito più che bene, e questo è stato solo il primo assaggio di un cartellone danza davvero nutrito e accattivante quest’anno.
Se il buongiorno si vede dal mattino, questo festival 2026 si appresta a diventare uno dei migliori di questi ultimi anni.











