Alla fine, venne alla luce quello che in Umbria tutti sapevano: la provincia di Perugia acquista e consuma energia fossile in quantità impressionanti. Quella di Terni, invece, ha un saldo positivo, altrettanto impressionante. Tre ingegneri, nemmeno giovanissimi, Giorgio Maurini, Giacomo Porrazzini e Paolo Ricci, tre esperti di energia, hanno rimesso sulla Rivista Passaggi Magazine (https://passaggimagazine.it/) un esame dettagliato di una situazione energetica che dovrebbe spostare, non l’ha mai fatto, gli equilibri regionali. Eccolo uno dei passi del saggio:
“L’Umbria soffre, soprattutto nella Provincia di Perugia, di un serio squilibrio tra produzione e consumo di energia elettrica. Infatti, a fronte di una domanda regionale di 5560 GWh la capacità produttiva umbra si ferma a 3100 GWh, con una importazione da altri territori di 2460 GWh, pari al 45% del fabbisogno. Alla capacità produttiva interna concorrono l’idroelettrico per il 22,8%, il termico ed accumuli per il 19,8% ed eolico e fotovoltaico per il 12,7%. L’autonomia energetica regionale è limitata al 55%, con capacità produttive concentrate nel territorio ternano; le fonti rinnovabili, senza idroelettrico, concorrono solo per il 12,7 % alla copertura dei consumi regionali di energia elettrica; utilizzando l’idroelettrico del sistema idrografico Nera-Velino, si arriva a coprire il 35,5% del fabbisogno regionale”.
Numeri semplicissimi numeri che i tre ingegneri hanno squadernato, mettendo nero su bianco una disparità di produzione di energia a dispetto di una disparità di attenzione da parte della Regione.
L’Umbria destinata ad una azione di mera sopravvivenza? Mica vero! Ci vogliono soldi ed anche una prospettiva. Per dire Giorgio Maurini è l’alfiere delle Cer, le Comunità energetiche, che potrebbero mettere in rete una quantità incredibile di energia, senza consumo indiscriminato di suolo e con il risultato finale di poter dividere i guadagni tra i cittadini, anziché farli finire nelle casse delle grandi società elettriche. Ecco il continuo dell’articolo pubblicato su Passaggi Magazine.
“Le fonti fossili e l’importazione di energia, tramite la rete nazionale di Terna, potrà, forse essere eliminata soltanto entro la fine del secolo attuale, anche per la presenza di una decina di grandi consumatori energivori, come le acciaierie di Terni, che richiedono energia in grande quantità e ad alta tensione. Al 2050, invece, si può ragionevolmente pensare a far crescere, solo con fonti rinnovabili, ovvero solare ed eolico, il grado di autonomia energetica regionale, portandola dal 55% attuale ad almeno il 70%. Ciò vuol dire produrre, nei prossimi 25 anni, almeno 830 Gigawattora aggiuntivi da FER, ovvero più che raddoppiare la capacità produttiva già installata, al netto dell’idroelettrico, pari a 706 GWh. Lo si può fare, anche, con la realizzazione di almeno un centinaio di nuove CER, che potrebbero, connesse in rete tra loro, e dotate di sistemi collettivi di stoccaggio, costituire una formidabile infrastruttura energetica autonoma dell’Umbria. Per realizzare tale obiettivo occorre un investimento dell’ordine di 300 milioni, affrontabile solo utilizzando una pluralità di fonti finanziarie pubbliche e private, da reperire ed impiegare per mezzo di un programma venticinquennale, con un investimento annuale di 12 milioni di euro. Ciò richiede che anche la politica regionale e locale si dia un orizzonte strategico lungo e punti su scelte di valore, come la sostenibilità ambientale e climatica, l’innovazione, il lavoro, le professionalità qualificate e le imprese di nuova generazione”.











