Il braccio di ferro tra Regioni e Governo sul dimensionamento scolastico si è risolto oggi con la decisione del Consiglio dei ministri di commissariare quattro Regioni – Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna, tutte guidate dal centrosinistra – che non hanno ancora approvato i rispettivi piani di dimensionamento per il prossimo anno scolastico. Il dimensionamento rientra tra le riforme previste dal Pnrr, definite dal precedente Governo, con l’obiettivo di adeguare la rete scolastica alla popolazione studentesca su base regionale; il mancato rispetto – ha sottolineato più volte il ministero dell’Istruzione – mette a rischio le risorse già erogate. La misura riguarda la riorganizzazione amministrativa e non comporta la chiusura di plessi scolastici.
“Si tratta di un provvedimento necessario per assicurare il rispetto degli impegni assunti dall’Italia con l’Unione europea nell’ambito del Pnrr e per garantire il regolare avvio del prossimo anno scolastico – ha aggiunto il ministro Giuseppe Valditara – In questi tre anni, l’azione del Governo è stata orientata alla leale collaborazione istituzionale, con l’obiettivo di tutelare la qualità e la continuità dell’attività scolastica”.
“La scelta del governo di procedere alla nomina di un commissario ad acta per le regioni Emilia-Romagna, Sardegna, Toscana e Umbria – ha replicato il Partito Democratico – sembra voler ridurre ogni questione a un semplice calcolo matematico, ignorando le peculiarità geografiche, sociali e culturali che ogni regione porta con sé”.
“La nostra battaglia contro il dimensionamento è un’importante questione di principio e di sostanza – sottolineano la presidente della regione Umbria Stefania Proietti e l’assessore all scuola Fabio Barcaioli – Abbiamo appena attraversato un triennio segnato da tagli pesanti: meno docenti, meno personale Ata, una riduzione delle risorse per i servizi educativi 0-6 anni, meno dirigenti scolastici e meno dirigenti amministrativi. Un impoverimento progressivo che ha già inciso sulla qualità e sulla tenuta del sistema pubblico dell’istruzione. Ecco perché è necessario porre uno stop a questa politica e scongiurare l’avvio di un nuovo triennio in cui la scuola venga ulteriormente depotenziata.
L’Italia è ultima in Europa per investimenti in istruzione con solo il 7,3% della spesa pubblica e il 3,9% del Pil. In questo quadro, il Governo non investe, ma riduce la presenza della scuola pubblica nei territori più fragili e aumenta il numero di studenti per classe nelle grandi città.
L’Umbria viene colpita in modo particolarmente penalizzante ma non ci siamo piegati alla minaccia del commissariamento e ci siamo presentati davanti al ministro Giuseppe Valditara a testa alta, rivendicando il diritto dell’Umbria a non subire tagli ulteriori rispetto a quelli già imposti. Una posizione che continueremo a difendere sia sul piano giuridico, con il ricorso al Presidente della Repubblica, sia su quello politico. Il futuro della scuola merita questa battaglia”.














