Dopo il rinvio a giudizio con l’accusa di evasione fiscale di Stefano Bandecchi il Pd ei 5 Stelle tornano a chiedere le sue dimissioni da sindaco di Terni.
“Il rinvio a giudizio di Stefano Bandecchi per un’ipotesi di evasione fiscale che ammonterebbe a 20 milioni di euro è un fatto di enorme rilevanza politica che cade in una situazione in cui il sindaco di Terni sta moltiplicando i suoi conflitti di interesse e i suoi comportamenti incompatibili con il corretto e ordinato funzionamento delle istituzioni democratiche”.
Lo scrivono in una nota il segretario comunale del Pd Leopoldo Di Girolamo e il capogruppo a palazzo Spada Pierluigi Spinelli.
“La recente tragicomica operazione di scioglimento e rimpasto della sua giunta, con relativa proposta di assunzione compensativa degli assessori revocati in una delle sue attività imprenditoriali, dimostrano che Bandecchi considera il Comune di Terni come un semplice ramo d’azienda delle sue attività affaristiche e come tale lo tratta, con una gestione privatistica e personalistica.
Il Partito Democratico – aggiungono – ha più volte denunciato, anche con iniziative in Parlamento, che la città e l’amministrazione comunale di Terni stanno vivendo una grave situazione che appare di legalità sospesa: un sindaco che era incandidabile fin dall’origine, per manifesto conflitto di interessi, come certificato dallo stesso Ministero dell’Interno – lo abbiamo ricordato anche di recente – continua a spadroneggiare con atteggiamenti e metodi estranei all’obbligo costituzionale di esercitare il mandato con disciplina e onore. Ora un rinvio a giudizio che sta a dimostrare che la magistratura ha trovato solide prove che egli possa aver sottratto all’erario, a noi tutti, in tasse non pagate, 20 milioni di euro. Una situazione di questo genere non è ulteriormente tollerabile in quanto – lo abbiamo già detto e lo ripetiamo – introduce un elemento di inquinamento nelle condizioni di convivenza e nelle relazioni economiche di una città importante, capoluogo di provincia e prefigura un intreccio perverso tra affari e politica in capo a una singola persona. Con il lecito sospetto che certe scelte e certe azioni possano essere servite a Bandecchi per investire sul suo protagonismo politico, alterando le regole democratiche e della rappresentanza. Terni ha bisogno di essere posta in condizioni di recuperare i modi civili, di trasparenza, decoro e legalità che hanno caratterizzato da sempre la sua storia amministrativa. Bandecchi e il suo gruppo operativo e di potere debbono sgomberare il campo”.
“La notizia del rinvio a giudizio per evasione fiscale di Stefano Bandecchi, deciso oggi dal tribunale di Roma, apre una fase di profonda incertezza che la città non può permettersi di pagare. Nonostante il Sindaco di Terni dichiari di non essere sorpreso e di confidare nel processo per dimostrare la propria innocenza, senza cadere nel giustizialismo e rispettando in pieno il principio della presunzione di innocenza, il tema oggi è la tenuta politica e amministrativa di Terni”.
È quanto scrivono in una nota la parlamentare 5 Stelle Emma Pavanelli, il coordinatore regionale David Fantauzzi e il capogruppo in regione Umbria Luca Simonetti.
“Ci chiediamo pubblicamente: il Sindaco Bandecchi ha davvero la serenità necessaria per affrontare un processo di questa portata e, contemporaneamente, guidare una città complessa come Terni? Il rischio concreto è che la città resti in ostaggio delle vicende giudiziarie personali del suo primo cittadino. La città – aggiungono – merita un Sindaco non distratto, non impegnato nelle aule di tribunale, ma totalmente dedito ai problemi dei cittadini. Una figura che non debba dividere le proprie energie tra la difesa legale e la gestione della cosa pubblica. Non è una questione solo di trasparenza e stabilità, ma di rispetto per le istituzioni. Terni merita di meglio di un’amministrazione frenata da ombre legali e distrazioni processuali. È ora che la città torni a correre, libera da pesi esterni”.











