Si è svolto nella sede della biblioteca comunale, organizzato dall’ Unitre di Terni, la conferenza “Tibet cuore dell’Asia: dalle missioni cristiane in Tibet all’occupazione cinese.” Relatori Claudio Cardelli, presidente dell’associazione Italia Tibet e Elio Marini, presidente dell’associazione Orazio della PENNA. Dopo i saluti di Annarita Marino, direttore dei corsi e laboratori Unitre Terni, Elio Marini ha illustrato in maniera sintetica ma molto efficace tutta la vicenda storica spirituale e umana di frate Orazio Olivieri da Pennabilli, che fu missionario in Tibet dal 1713 al 1745. Uomo colto e coraggioso fu accolto con grande apertura, considerazione e stima dall’allora settimo Dalai Lama, che gli conferì l’autorizzazione a propagandare la fede cristiana. Orazio Olivieri è riconosciuto come uno dei primi ponti culturali tra il Tibet e l’Occidente: egli infatti, è l’autore del primo dizionario della lingua tibetana con una lingua straniera, l’italiano. Marini anche comunicato l’apertura del museo dedicato al frate cappuccino nella località di Pennabilli che gli diede i natali e invitato tutti i partecipanti ad una visita del bel borgo nell’entroterra riminese.
Claudio Cardelli è intervenuto prendendo spunto proprio dalle vicende della metà del Settecento quando i cinesi per la prima volta tentarono di impadronirsi del Tibet sotto il dominio della dinastia Manchu dei Qing. Il presidente dell’ass.Italia-Tibet ha poi esposto le numerose ragioni per le quali “ la Cina non può continuare a sostenere che il Tibet abbia sempre fatto parte della Cina stessa, cosa non vera e smentita da innumerevoli documenti. Infatti un recentissimo libro, pubblicato peraltro da un noto professore cinese, proprio attraverso documenti originali cinesi dimostra che il Tibet sin da tempi remoti non ha mai fatto parte della Cina.”
Cardelli ha successivamente approfondito il tema delle repressioni contemporanea in Tibet, dove negli anni 80 l’apertura al turismo ha trasformato un paese culla della spiritualità buddhista in una specie di Luna Park turistico, dove anche il controllo capillare dell’attività religiose dei monasteri serve anche alla propaganda di Pechino che vuole far credere come in Tibet ci sia libertà religiosa. C’è tanta libertà che ormai solo i lama nominati dal partito comunista cinese possono essere considerati anche dalla popolazione con me “Lama patriottici” fedeli al regime! Infine, è stato approfondito l’argomento spinoso della prossima incarnazione del Dalai Lama, che Pechino continuamente afferma di voler scegliere in base a un diritto non meglio identificato tantomeno dimostrato. In uno scenario mondiale di grande instabilità e di insicurezza per il futuro di tanti popoli anche la questione tibetana si inserisce dolorosamente come un problema non risolto di repressione, imperialismo, illegale occupazione e genocidio culturale “











