“Lo stato di crisi di Terni e di tutta la provincia merita risposte e un cambio di politiche. Ci sono gravi problemi non solo in termini di salari e pensioni, ma anche rispetto a un arretramento dei servizi. Oggi vogliamo sollecitare queste risposte e mettere in campo anche le nostre proposte per un nuovo modello di sviluppo e per rispondere ai bisogni e alle necessità delle persone di questo territorio”.
Lo ha detto Claudio Cipolla, segretario provinciale della Cgil di Terni intervenendo al convegno organizzato dalla Camera del lavoro sulla “vertenza” Terni.
Sono intervenuti Maria Rita Paggio, segretaria generale di Cgil Umbria, Mauro Franceschini, presidente di Confartigianato Terni e Francesco De Rebotti, assessore allo Sviluppo economico della Regione Umbria. A concludere l’intervento di Christian Ferrari, segretario nazionale della Cgil.
“Questa iniziativa – ha aggiunto Paggio – guarda al futuro di questo territorio, soprattutto sul versante delle politiche industriali e dei servizi, per un nuovo modello di sviluppo che metta al centro il lavoro, sicuro e adeguatamente retribuito, che consenta così di trattenere i giovani, che investa le poche risorse a disposizione in ricerca e innovazione e che dia quindi la prospettiva di un cambiamento strutturale di cui questa regione ha un urgente bisogno”.

Sollecitazioni queste recepite, per il versante istituzionale, dall’assessore regionale De Rebotti. “Sono venuto ad ascoltare attentamente le proposte della Cgil per questo territorio – ha affermato De Rebotti – che può essere un vero propulsore per tutta la regione. Se funziona Terni funziona anche l’Umbria. Per questo, sia sul tema dello sviluppo economico, delle nuove frontiere e delle nuove opportunità, ma anche delle tante difficoltà delle nostre imprese e sul tema dei servizi per i cittadini, cercheremo di trovare una convergenza per poter poi lavorare nei prossimi giorni e nei prossimi mesi in maniera più approfondita”.
“Come in tutta Italia – ha concluso il segretario nazionale Cgil, Christian Ferrari – rilanciamo la nostra proposta per cambiare il modello di sviluppo. Lo facciamo soprattutto in un momento così difficile per il nostro Paese, in cui la crisi sociale, salariale, industriale rischia di diventare ancora più acuta per effetto delle ricadute dirompenti del conflitto in Medioriente. Proprio per questo noi diciamo: primo, difendere salari e pensioni; secondo, difendere i posti di lavoro nelle nostre realtà produttive; terzo, costruire una politica industriale a tutti i livelli nazionale e territoriale. Mettere assieme le parti sociali e le forze vive dei nostri territori e del nostro Paese per delineare una prospettiva di rilancio e di sviluppo”.










