C’è chi si ribella ad una parcellizzazione della superba area industriale di Nera Montoro. O peggio ancora a farla diventare una mega discarica a beneficio di Roma e dintorni. Ed è Federico Novelli dell’associazione Risorsa Umbra, ha spinto il Comune per una pressione il Tribunale di Milano perché si faccia un altro bando per la vendita all’asta
Poi Novelli e i suoi introducono un’idea, idea che non c’è mai stata: facciamo diventare quell’area la nostra centrale solare ed eolica. Coi proventi si riuscirebbe a pagare la bonifica e alimentare incentivi per chi volesse trasfervisi.
Il rischio (concreto? Chissà!) è quello che davvero qualche grande società ci attivi lavorazione a sostegno dei rifiuti che, per carità, sono necessarie ed importanti ma che già sono presenti a Nera Montoro. Lo strumento sarebbe quello di una grande Comunità energetica, mettendo anche a frutto le grandi competenze di un esperto come Giorgio Maurini.
Dice Novelli: “La gran parte di quell’area è scivolata di asta in asta, ed il prezzo è sceso fino a poco più di trecentomila euro: la porta è spalancata a elevatissimi rischi di speculazione”.
Noi di Risorsa Umbra abbiamo deciso che quella porta non dovesse restare aperta in silenzio.
Abbiamo spinto il Comune di muoversi almeno per tentare di sospendere l’asta perché quell’area, censita come sito contaminato nell’Anagrafe regionale dei siti oggetto di bonifica, custodisce infrastrutture strategiche per l’intero sito e soprattutto per la collettività — rete viaria, idrica, fognaria, antincendio e di sicurezza.
A seguito di ciò il Comune si è attivato, ha acceduto agli atti, ha presentato reclamo, tale azione è stata sostenuta anche dal nostro intervento in quel giudizio, ed il Tribunale di Milano ha disposto una nuova vendita, con una perizia che stavolta mette nero su bianco le concessioni di derivazione delle acque pubbliche e le criticità ambientali.
Non è la vittoria finale: è aver riaperto i giochi. Si è aperta così una finestra per decidere il futuro dell’area.
Ora la domanda vera è una sola: cosa vogliamo che diventi, quell’area?
La nostra risposta è netta. Non un’altra svendita a un privato che esporrebbe a rischi speculativi o che potrebbe lasciarci in eredità il costo dell’inquinamento.
Vogliamo che Nera Montoro torni pubblica e si trasformi in una comunità energetica: energie rinnovabili e pannelli fotovoltaici sulle superfici già compromesse, un impianto che produce energia pulita e — questo è il punto — che con i propri ricavi finanzia la messa in sicurezza del sito. La bonifica non la pagano i cittadini con le tasse: la paga il sole, per vent’anni. E l’energia condivisa che ne deriva tornerebbe a servizio della comunità locale, abbatterebbe la spesa elettrica e le bollette delle famiglie, a partire da quelle che oggi fanno più fatica.
Non è utopia ed è tecnicamente coerente. I siti in bonifica sono già oggi «aree idonee» per legge alle rinnovabili: hanno una corsia preferenziale proprio perché mettono a frutto spazi feriti senza consumare altro suolo. A titolo puramente indicativo, un solo ettaro di pannelli in centro Italia produce energia paragonabile al fabbisogno elettrico di alcune centinaia di famiglie. Con l’accumulo e il coinvolgimento delle attività della zona, quella energia diventa un beneficio reale e condiviso.
Qualcuno obietterà: e chi paga la bonifica? È la domanda giusta, e ha una risposta seria. Per installare il fotovoltaico non serve riportare i terreni allo standard di un’area residenziale: basta una messa in sicurezza compatibile con l’uso, che costa una frazione di una bonifica integrale. Vale il principio «chi inquina paga», e i costi si aggrediscono prima verso i responsabili. Esistono canali di finanziamento pubblici per i siti contaminati. E soprattutto, l’impianto genera un reddito ventennale che rende l’operazione sostenibile. Diciamo anche l’altra verità: «area idonea» non significa «progetto approvato in automatico».
Proprio per questo serve una regia pubblica e competente, non l’improvvisazione — è la differenza tra gestire e progettare. L’acquisto dell’area può essere effettuato dal Comune, da società a capitale interamente pubblico come Sviluppumbria (partecipata dalla Regione dell’Umbria, dalla Provincia di Terni e persino dal Comune di Narni) da sole, in partnership con imprenditori locali e con i cittadini narnesi.
Immaginiamo per un momento quella Narni: dove oggi c’è un cimitero industriale a due passi dalle Gole del Nera, un impianto che produce energia per il paese, un sito finalmente in sicurezza, un fondo che alleggerisce le bollette. Non è folklore, è economia; non è un annuncio, è un progetto.
Dove c’è ruggine, mettiamo il sole. Dove c’era una discarica di problemi, costruiamo un bene comune.
Su questo siamo pronti a confrontarci con tutti, in un’assemblea pubblica aperta ai cittadini e ai tecnici. Perché il futuro di Nera Montoro appartiene a Narni e va deciso alla luce del sole.











