Prendono il via 11 progetti pilota di digitalizzazione degli archivi pubblici, coordinati dal Dipartimento per la trasformazione digitale con l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.
Tra gli obiettivi ci sono “efficientare i servizi pubblici, salvaguardare il patrimonio storico-culturale del Paese, liberare spazi e valorizzare i beni immobiliari della pubblica amministrazione”.
“Trasformiamo un patrimonio spesso frammentato in un’infrastruttura strategica di dati sicura e accessibile” sottolinea il sottosegretario all’innovazione tecnologica Alessio Butti.
“Il patrimonio documentale pubblico è parte integrante della memoria del Paese. Digitalizzarlo non significa soltanto rendere gli archivi più accessibili ed efficienti: significa proteggerli e restituirli ai cittadini, agli storici, ai ricercatori in una forma davvero fruibile” spiega Paolo Perrone, presidente dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.
Si parte dalla preservazione di materiali storico-culturali, a documentazione riguardante procedure amministrative, come per esempio le pratiche edilizie, passando per atti di natura sanitaria, come le cartelle sanitarie.
Le amministrazioni ad oggi coinvolte sono il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, l’Avvocatura dello Stato, le regioni Calabria ed Emilia-Romagna, le province di Biella, Terni, Treviso, i comuni di Genova, Reggio Calabria, Torino e Venezia. Cui si sono aggiunti il Senato della Repubblica, il comune di Napoli e la regione Marche.
Sono state inoltre coinvolte associazioni come la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, l’Associazione nazionale dei comuni italiani e l’unione delle province d’Italia in un percorso che ha previsto anche una collaborazione con la Direzione generale archivi del Ministero della cultura.










