Hanno imparato dai loro “conterranei” di Montoro Paese: con una lettera al Tar hanno bloccato un parcheggio che ritenevano scomodo. Seguiranno la stessa via quelli che si riconoscono sotto l’egida di un comitato di difesa dell’ambiente di Nera Montoro, all’indomani del rinnovo, con prescrizioni, della autorizzazione a smaltire la frazione organica dell’immondizia nella vecchia fabbrica della Terni Chimica.
E non si fidano no, dopo tante promesse, dopo tutti gli studi dell’Arpa, che non hanno portato a niente, lasciati a vivere nella puzza più assurda. Con le accuse rimpallate dappertutto.
Certo questa volta la Regione sembra aver fatto le cose in maniera più rigorosa ma deve guardarsi in casa e spingere il loro braccio tecnico a prendere delle decisioni quali che siano in difesa dei cittadini di Nera Montoro. E pure di quelli di Montoro perché la puzza non ha confini.
Contano molto sul ricorso, sull’adire le vie legali, come si dice, contano molto che tra poco ci saranno le elezioni e nessuno vorrà lasciare in mano ad altri questa carta di scontento.
Però sono abituati ad essere “raggirati” in maniera politica si intende, e per questo hanno espresso paura e preoccupazione. Ma che vogliono? Semplicemente che non vi sia puzza all’esterno che si faccia come a Copenaghen dove sopra all’inceneritore si scia d’inverno e dove si fanno i picnic d’estate. Senza alcuna puzza, perché, si vede in Danimarca, ci sono le tecnologie. A Montoro manca solo la volontà.
Di seguito ecco la nota del Comitato.
La notizia del via libera definitivo al rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) per l’impianto di biodigestione e compostaggio della GreenASM S.r.l. a Nera Montoro ha scatenato la profonda indignazione dei residenti.
Nel corso di questi lunghissimi 13 anni, come Comitato Basso Nera abbiamo assistito a continui mutamenti politici in Regione e al turnover dei dirigenti. L’ultima in ordine di tempo è stata la nomina, avvenuta quest’estate, della dott.ssa Caterina Austeri a capo del Servizio Transizione Ecologica. Di fronte a questo cambiamento abbiamo sperato che fosse la volta buona per migliorare la situazione delle nostre frazioni, ormai tristemente note a tutti per le esalazioni odorigene che le contraddistinguono, forse ancor prima che per le famose Mole di Narni.
La nostra fiducia poggiava su basi concrete: la dott.ssa Austeri, grazie al suo precedente ruolo all’ARPA Umbria, era parte attiva del tavolo di monitoraggio fortemente voluto dal nostro comitato. Conosce quindi alla perfezione le problematiche del territorio, non solo per averle ascoltate dalla voce dei residenti, ma per aver visitato più volte il sito, in particolare l’impianto GREEN ASM.
Dopo un’estate di passività apparente e a soli due mesi dalle gravissime criticità che a giugno avevano portato alla sospensione dei flussi operativi e ai sigilli cautelari della Regione, le istituzioni hanno concesso un rinnovo decennale. Una decisione che la cittadinanza definisce unanimemente “incomprensibile e lesiva del diritto alla salute”.
Una mossa che la Regione definisce “di massimo rigore”, ma che per il Comitato Basso Nera e i residenti rappresenta l’ennesimo provvedimento di facciata che non cambia la realtà dei fatti. Anzi, secondo i cittadini, la situazione rischia persino di peggiorare.
L’attacco del Comitato: «Lo stoccaggio temporaneo è un pericolo»
La delusione e la rabbia della cittadinanza rimangono altissime. I portavoce della protesta respingono la tesi della svolta tecnologica: “Per noi non cambia nulla, anzi la situazione rischia di aggravarsi” fanno sapere dal Comitato. Il nodo della discordia è l’autorizzazione concessa a GreenAsm a operare, durante l’anno di stop del trattamento, come stazione di trasferenza temporanea per i rifiuti organici dei comuni locali (Sub-Ambito 4 dell’AURI).
Anche se la Regione ha fissato un limite di permanenza dei rifiuti in fossa di 24 ore (48 nei weekend), i residenti sanno bene che lo stoccaggio e il continuo transito dei camion per il carico e scarico continueranno ad alimentare le esalazioni odorigene insalubri che da anni rendono l’aria irrespirabile. “Non si può sanare sulla carta un rischio ambientale ed un danno psicologico che i cittadini subiscono sulla propria pelle ogni giorno. Consentire lo stoccaggio a ridosso delle nostre case, pur se temporaneo, è uno schiaffo al territorio” ribadiscono i residenti, che ricordano come i miasmi fossero insopportabili già prima di questo provvedimento.
Il pugno di ferro (sulla carta) della Regione
Palazzo Donini, dal canto suo, ha provato a blindare l’atto (scaturito dalla Conferenza dei Servizi con ARPA, ASL Umbria 2, Provincia e Comune) imponendo pesanti vincoli strutturali da realizzare entro un anno per adeguarsi alle linee guida europee (BAT):
* Svuotamento totale preventivo: L’impianto deve essere completamente svuotato da ogni rifiuto o compost prima dell’avvio dei cantieri principali.
* Presidi ermetici: Obbligo di ripristinare l’isolamento ermetico dei capannoni, installare bussole di conferimento a portoni alternati, innalzare barriere perimetrali e lavare le ruote dei mezzi in uscita.
* Stop totale in alcune fasi: Durante il potenziamento della rete di aspirazione dell’aria, anche l’attività di trasferenza dovrà essere completamente azzerata.
* Naso elettronico: Installazione di un rilevatore di ultima generazione vicino al centro abitato, monitoraggio bimestrale e una nuova centralina della qualità dell’aria in collaborazione con il Politecnico di Milano.
La battaglia si sposta nelle sede oppurtune con i propri legali: scatta il conto alla rovescia
Tutte queste prescrizioni non hanno minimamente scalfito la diffidenza dei cittadini, che considerano la Conferenza dei Servizi una “liquidazione formale” di un problema strutturale cronico, aggravato dall’uscita di ASM Terni e dal passaggio delle quote alla società interamente privata Clean Chem S.r.l.
I legali del Comitato sono già al lavoro per l’accesso formale agli atti. L’obiettivo è spulciare ogni riga della determinazione regionale per difendere i propri diritti
I residenti fanno proprio il principio costituzionale espresso dalla Corte d’Appello di Milano per il caso ex Ilva: «Il diritto alla salute prevale sull’attività d’impresa». La mobilitazione continua: Per il 22 Ottobre è già stata fissata un’assemblea pubblica per compattare la cittadinanza e lanciare l’offensiva legale. La salute dei cittadini di Nera Montoro e di tutte le frazioni limitrofe non si baratta con nessuna autorizzazione transitoria.










