Un anno iniziato sotto il peso di previsioni di crescita striminzite che rischia, se possibile, di concludersi anche peggio per l’Umbria. Ad anticipare quello che sembra un esito ormai scontato è il nuovo report realizzato per CNA Umbria dal centro studi Sintesi.
“Se l’Italia è il Paese più indebitato e quello con i peggiori tassi di crescita tra tutti i membri dell’Unione europea, per l’Umbria va anche peggio – ha affermato il presidente regionale della CNA, Michele Carloni -. La previsione di una crescita del Pil di appena lo 0,7% fatta all’inizio dell’anno, infatti, oggi viene considerata del tutto sovrastimata. La cosa più probabile è che ci sarà la perdita di un ulteriore mezzo punto, per un risultato finale di + 0,2% rispetto al 2025, esattamente la metà di quanto stimato per il Paese. Il tutto al netto di ciò che di peggio potrebbe ancora accadere se la crisi internazionale determinata dal conflitto in Medio Oriente dovesse continuare a bloccare l’approvvigionamento e la circolazione dei combustibili fossili. Ma questo è un motivo in più perché la crescita delle imprese umbre venga messa al centro dell’attenzione delle politiche regionali. Perché senza crescita non ci saranno le risorse per finanziare la sanità, il welfare, la cultura né, tantomeno, quelle per approntare e mettere a terra progetti strategici finalizzati a rendere l’Umbria più attrattiva”.
Il report, dopo alcuni segnali di ripresa registrati nel secondo semestre del 2025, evidenzia un nuovo calo nel numero complessivo delle imprese (- 2% a marzo 2026), ancora più marcata nel mondo dell’artigianato. Oggi, su 77.589 imprese attive in Umbria, quelle artigiane sono 19.204, in diminuzione del 5,8% rispetto al 2019. Le imprese diminuiscono soprattutto nell’agricoltura, nella manifattura e nel commercio, mentre aumentano quelle che operano nei comparti della ricettività e nei servizi, sia di tipo tradizionale che innovativo.
“La verità è che per far crescere il sistema Umbria ci sarebbe bisogno di piani pluriennali mirati a rilanciare sia la manifattura che il settore delle costruzioni. Un dato ancora poco evidente, infatti, è che mentre in Umbria diminuiscono gli abitanti, aumenta invece la domanda di abitazioni adeguate alle diverse esigenze delle famiglie, le cui dimensioni medie si sono fatte più piccole, e dei giovani, che aspirano a conquistare un’autonomia abitativa in tempi anticipati rispetto a quanto avveniva fino a qualche anno fa. Per quanto riguarda la manifattura, invece, i piani di rilancio dovrebbero puntare su internazionalizzazione, innovazione e investimenti, oltre che sull’energia visto che alle nostre imprese continua a costare il 40% in più dei loro competitors europei. Quello che ci chiediamo è come possiamo diventare più attrattivi se ci mancano infrastrutture e collegamenti adeguati con il resto del Paese e, soprattutto, se non ci diamo una strategia di lungo periodo che punti sui settori in cui siamo maggiormente specializzati, a partire dal made in Italy, e che abbia l’obiettivo di far crescere le imprese di ogni dimensione, comprese quelle micro e piccole, che – ha concluso il presidente regionale della CNA – sono l’ossatura del sistema produttivo umbro”.










