“Terni è una città in cui la violenza e il consumo di sostanze tra adolescenti e giovanissimi non sono più solo un rumore di fondo ma conquistano il primo piano, al pari delle grandi città”.
È quanto si sottolinea in focus di SAVE THE CHILDREN condotto in grandi città come Milano, Roma, Napoli, Bari , più Terni.
La curatrice della ricerca, Sabrina Molinaro, evidenzia il rischio di una «pericolosa normalizzazione», alimentata da assuefazione, fragilità relazionali e assenza di riferimenti educativi forti.
Succede anche perché, si sostiene nella ricerca, la violenza può avere una funzione aggregativa, diventare un modo – seppure disfunzionale – per cercare appartenenza nel gruppo e trovare un ruolo sociale. Terni sta a pieno titolo dentro questo quadro nazionale. Così le piazze, le aree verdi, spesso le discoteche rischiano di trasformarsi in contesti ad alta tensione con spaccio, risse e a volte accoltellamenti tra ragazzi che avvengono sotto gli occhi di altri ragazzi.
Capitolo “delicatissimo” quello dei minori stranieri non accompagnati ospitati nei CAS (Centri di Accoglienza Straordinari) , avvertito dai cittadini di una città come Terni, come un problema vicino e urgente.
Non è l’unico tratto della criminalità minorile di quel territorio. Ce ne sono altri. Per esempio, la precocità: «La soglia d’ingresso nella devianza si è abbassata in modo visibile», secondo il procuratore dei minori dell’Umbria, Flaminio Monteleone. Come quella di un gruppo di ragazzini dagli 11 ai 15 anni che, negli ultimi mesi del 2024, aveva preso di mira una tabaccheria del centro, minacciando la titolare con un bastone e un coltello, e si era portato a casa un bottino magro, forse paradigmatico: pochi spicci, sigarette elettroniche, caramelle e gomme da masticare.
Ma di episodi violenti e reati predatori sono piene le cronache e anche i racconti degli esercenti della città.
L’ultimo, nel gennaio 2026, ha visto due ragazzi di 16 e 17 anni, uno ternano, l’altro italiano di seconda generazione, finire in manette per rapina aggravata dopo avere commesso almeno dieci colpi ai danni di un commerciante del centro.
Ma quello che probabilmente preoccupa di più sono gli episodi di aggressione e rapine di ragazzi ai danni di coetanei. Emblematico da questo punto di vista è quanto accaduto un paio d’anni fa a Borgo Bovio quando un pusher 14enne accoltella un 17enne per il pagamento mancato di una dose. O quanto accaduto nell’autunno 2025 quando quattro minorenni vengono denunciati per avere bullizzato, perseguitato, aggredito e minacciato con un coltello un coetaneo. Scene che si ripetono nei luoghi del divertimento.
Un giovane ternano racconta la scena a cui ha assistito ai “gradoni”: «Una volta ero lì, con i miei amici e ho visto un gruppo di ragazzi tunisini, marocchini ed egiziani che hanno iniziato a litigare tra di loro. A un certo punto uno di loro è stato sbattuto contro una grata, poi lo hanno preso a bottigliate sulla schiena e vicino al collo». Casi ricorrenti, ai gradoni. E lo stesso può dirsi delle discoteche, talvolta teatro di risse, scontri e accoltellamenti tanto che alcune sono state oggetto di provvedimenti di chiusura.
Racconta Antonella, «Ho visto una rissa finita con un ragazzo accoltellato allo stomaco e portato d’urgenza in ospedale. Quando è arrivata la polizia, alcuni giovani hanno aggredito anche gli agenti».
Sono ferimenti dovuti a rapine improvvisate, episodi apparentemente isolati o liti che nascono per questioni banali.
«Basta niente – racconta una ragazza – una parola, uno sguardo, una storia sui social».
E d’altra parte, osserva Ettore, altro ragazzo intervistato, «quando sei in pericolo, il coltello lo usi. Anche se prima dici che non lo userai».
Commenta il capo della squadra mobile di Terni, Lorenzo Lucattoni: «È venuta meno la capacità di mediazione mentre è aumentata la velocità con cui si passa dal litigio all’azione». Una dinamica che Ettore spiega così: «Se uno mi dà un cazzotto, io glielo devo ridare». Gli operatori sociali che agiscono sul territorio hanno una spiegazione: «Per questi ragazzi conta la reputazione, non apparire deboli. In questi ambienti spesso la reputazione si costruisce mostrando di non avere paura».
Le forze dell’ordine descrivono un contesto in cui si agisce da soli o più spesso in piccoli gruppi che si formano e si sciolgono rapidamente, senza una struttura stabile, ma con una forte intensità relazionale.
Tra pressione del gruppo e ricerca di riconoscimento, un elemento non manca mai: le sostanze psicoattive, che non sono solo sostanza, ma economia, relazione, dispositivo di inclusione ed esclusione. I numeri lo raccontano in maniera inequivocabile. Anzi, un numero: l’1% degli abitanti di Terni è utente del SerD, il Servizio Dipendenze dell’USL Umbria2.
«Una cifra ampiamente sottostimata», sostengono i sanitari, che descrivono un fenomeno «trasversale sia per quel che riguarda le fasce d’età sia dal punto di vista sociale: hanno a
che fare con sostanze di vario tipo sia persone socialmente inserite sia persone che invece versano in condizioni più difficoltose».
Le ragioni sull’uso delle sostanze sono tante.
Per i giovani, spiegano al SerD, è soprattutto un modo per tenere a bada ansia e rabbia, per soddisfare un «bisogno di riconoscimento e per abbassare soglie altrimenti invalicabili».
Tutto questo in un contesto in cui, come chiarisce la procura minorile, il mercato «non si è mai fermato», neanche nei periodi di restrizione più dura durante il Covid.
La polizia descrive un territorio in cui lo spaccio si adatta rapidamente alle esigenze con micro-mercati, piccoli giri, consegne veloci, contatti informali: il contesto perfetto per cui un minorenne può diventare manovalanza delle organizzazioni. Le indagini raccontano che i protagonisti principali dei reati di spaccio sono di nazionalità marocchina, tunisina, albanese, egiziana, ecuadoregna e romena.
«Volevamo soldi per fare qualcosa, volevamo trovare un modo per fare due spicci», racconta un ragazzo di seconda generazione. Ma non è solo per bisogno, sostiene la magistratura, che si spaccia. “La sensazione è che ci sia la necessità per il giovane non italiano di uniformarsi al gruppo dei pari da dover avere gli stessi oggetti che rappresentano una sorta di status symbol (smartphone, abiti di tendenza, scarpe)”. E, in effetti, ammette uno di loro finito nel circuito penale: “Subito dopo averlo fatto siamo andati al fast food, poi mi sono comprato un po’ di vestiti, cose normali”
C’è infine un altro cortocircuito in atto a Terni.
Lo segnalano tutti gli interlocutori, in maniera decisa, molto più che altrove. E riguarda la violenza di genere e i reati di natura sessuale.
«Al di là del fatto statistico, ci sono alcune rilevazioni criminologiche possibili: c’è un enorme aumento dei casi di violenza di genere domestica, dove sono protagonisti anche i giovanissimi». Lo denuncia il magistrato Andrea Claudiani, che ha retto la procura di Terni fino allo scorso settembre, segnalando «fatti molto gravi di maltrattamento familiare, sia orizzontali, di violenza maschile contro le donne, sia verticali, quindi in danno dei genitori, soprattutto le madri».
Ed è forte in città l’eco di vecchie storie legate ai reati sessuali e alla prostituzione minorile. Ecco perché il procuratore minorile Monteleone invita a non separare mai la violenza sessuale dal resto delle traiettorie di devianza. Non perché siano la stessa cosa, ma perché nascono negli stessi contesti: fragilità familiari, assenza di controllo adulto, consumo di sostanze, pressione del gruppo, modelli di maschilità improntati al dominio. Fino a un fenomeno relativamente nuovo e molto diffuso: il cyberbullismo e la pedopornografia.
«Il picco c’è stato nel 2020 – spiega il procuratore Monteleone – ed è un fenomeno che non riusciamo a fermare tanta è la produzione e diffusione di materiale pedopornografico». Sono coinvolte «decine di minori, soprattutto di ragazze a partire anche da 10 o 11 anni. Ho interrogato una bambina di 11 anni. Ho chiesto: ma perché lo fai? Mi ha risposto: tu pensa per te, io col mio corpo faccio quello che voglio».











