Quello stabilimento proprio non vuole ripartire: la Sangraf di Narni rimane desolatamente ferma, anche dopo le feste, quando tutte le “consorelle” hanno ripreso il lavoro. Non ci sono più ditte appaltatrici all’interno dello stabilimento e, per dire, dei compiti una volta esternalizzati, come la portineria, se ne stanno occupando a turno, una parte dei 60/65 lavoratori in carico. Tutto finito, allora? Beh, qualche punto oscuro c’è: se non c’è lavoro che senso ha mantenere tutti quei dipendenti. Una ipotesi aleggia tra i bene informati e si chiama “idrogeno”, una produzione che dovrebbe valere circa sette milioni e mezzo di euro di contributi e poi le mani su un prodotto energetico di grande valore. Ovviamente i contributi saranno concessi solo quando la produzione sarà davvero avviata.
Insomma, una fabbrica chiusa, con molti semilavorati e materie prime da trattare nel piazzale, senza forni. Incertezza totale. E qui davvero manca la chiarezza da parte delle istituzioni, della Regione, e di chi deve rilasciare i contributi che dovevano far diventare quella delle Gole del Nera la Hydrogen Valley, foriera di sviluppo e lavoro.
A questo punto rimane una grande area, una volta Narni Uno, non bonificata e la grande ciminiera che fin quando era necessaria aveva uno scopo ma adesso che non funziona si dovrebbe pensare di abbattere. Oppure, se possibile compatibilmente con il traffico aereo, lasciarla in vita e magari destinarla a diversa funzione, turistica, come suggerito da Sandro Di Mattia.














