Ma l’acqua a san Liberato quando arriva? Ha senso in questa epoca, in un paese proiettato proprio sull’acqua, vedere i rubinetti delle proprie case a secco, con l’aria che esce al posto dell’acqua. Beh, un bel disagio, che non guarda in faccia a nessuno, giovani e vecchi, abili e inabili. Tutti indistintamente, pure la canonica, pure il prete.
Che accade? Perché? Non ci vuole un tecnico sofisticato: l’acquedotto è vecchio, le linee fanno giri complicati, vanno e vengono per il territorio, alla fine inevitabili sconquassi, arrivano al maneggio, passano per i bar, poi nel centro storico che è pure in salita. Le perdite di carico ammazzano qualsiasi volontà di regolare quell’acqua. Ed alla fine rubinetti che fischiano aria.
E l’Aman? E il Sii? Quest’ultimo è come un ministero, difficile pure ad arrivarci, difficilissimo che si impegnino in nuovi lavori mentre l’Aman, che opera concretamente sul territorio coi suoi dipendenti, cerca di fare il possibile, mette toppe su toppe, calma i cittadini inferociti. Ne sa qualcosa Stefano Minciarelli, uno dei Cinque Stelle ma che, soprattutto ha un padre che soffre la mancanza d’acqua proprio a San Liberato. Ma lo sanno loro, quelli dell’Aman come gli abitanti, che manca una linea nuova, che non c’è un approvvigionamento più importante per gli abitanti di san Liberato, sempre cresciuti negli ultimi anni. Dice Minciarelli: “Già che ci siamo vorrei anche sottolineare lo stato d’abbandono dell’intero paese: è un centro storico, ha la sua tradizione, al quale gli abitanti sono attaccati in maniera genuina. Perché non curarlo?”.
E comunque il Sii è davvero strano: per una zona dove l’acqua manca ce ne è un’alta dove si spreca: al cimitero Principale di Narni Scalo, almeno due pozze, sembra che l’acqua nasca da una sorgente ma sono solo perdite di tubi fradici ormai e che sarebbe il caso di cambiare. Sarebbe.











