Sei mesi di squalifica o giù di lì: certo i segni forti di un provvedimento così importante Sandro Corsi li sta soffrendo e ha anche messo in linea il presidente emerito della Corte costituzionale, Antonio Baldassarre, che si sa abita a Terni e che l’ha confortato nel suo comportamento al termine della gara col Bastia, che la Thyrus ha perso all’ultimo secondo.
Il presidente dell’Olympia è stato portato nella polemica, tirato per i capelli, magari li avesse, da un arbitro Amarildo Baha, italiano di seconda generazione e che si è sentito offeso, discriminato dice lui, da Corsi. Sei mesi di squalifica ed una “medaglia” poco incoraggiante, che Corsi vuole scrollarsi di dosso il prima possibile. Andrà, se necessario anche dal giudice ordinario perché lui, a suo dire non ha detto niente di sconveniente.
La cosa surreale è che Corsi non ha lanciato un bell’impropero chiaro e netto come qualche volte accade a caldo, si è appellato ad un articolo della Costituzione, l’articolo 21, che dà diritto a parlare. L’arbitro invece ha inteso l’articolo 22, dove viene indicato che si deve parlare italiano. Sembrava un talkshow, quasi una commedia, una farsa. Però la condanna non è una farsa e Corsi non vuole portarsela per tutta la vita. Ed ora la parola passa ai giudici, il Collegio di garanzia del Coni e poi come detto anche la giustizia ordinaria.
Tra l’altro, uno dei suoi sostegni, Corsi lavora nel sociale e a suo dire, ci sono però, oggettive, testimonianze, che persegue l’integrazione di immigrati in tanti modi, mettendosi davvero al riparo dalle accuse di discriminazione. Ovviamente il giudice sportivo ha preso per buono tutto quello che l’arbitro Amarildo ha dichiarato nel referto, che è la sua opinione.
Considerando la tenacia di Sandro Corsi di sicuro si sentirà ancora parlare dell’argomento.










