Gli impegni assunti dal governo nell’incontro di venerdì 22 maggio con le sigle dell’autotrasporto hanno portato Unatras a sospendere, per il momento, il fermo dei mezzi già programmato dal 25 al 29 maggio per protestare contro gli effetti devastanti che il caro carburante sta avendo sul settore.
“Si tratta di misure che non risolvono tutti i problemi delle imprese di trasporto ma certamente rappresentano un primo segnale concreto verso le richieste formulate dalle nostre associazioni a sostegno della categoria” – hanno commentato i vertici regionali di Cna Fita, Confartigianato Trasporti, Confcooperative e Legacoop Produzione e Servizi.
I provvedimenti sui quali il governo si è impegnato riguardano innanzitutto lo stanziamento di 200 milioni di euro, oltre ai 100 già previsti, sotto forma di credito d’imposta, per compensare i maggiori costi sostenuti dalle imprese di trasporto per il carburante, penalizzate dal taglio delle accise che peraltro è stato prorogato fino all’8 giugno; la sospensione del versamento di alcuni contributi fino a luglio 2026; la riduzione da 60 a 30 giorni, a partire da ottobre, dei termini per usufruire del rimborso delle accise. Decisa, inoltre, la ricostituzione della consulta generale per l’autotrasporto in cui discutere le altre misure di carattere normativo altrettanto importanti per la categoria.
“Infine, il Governo si è impegnato a valutare e a tenere conto, ogni volta che dovesse emergere l’esigenza di ridurre le accise, dell’impatto che tale riduzione avrebbe sul credito d’imposta riconosciuto alle imprese dell’autotrasporto e, speriamo, ad agire di conseguenza in termini di misure compensative – hanno aggiunto Marcello Volpi, Stefano Boco, Matteo Ragnacci e Lorenzo Mariani per Cna, Confartigianato, Legacoop e Confcooperative – ma per la vera e propria revoca del fermo bisognerà attendere che gli impegni del governo si traducano in provvedimenti specifici e, soprattutto, tempestivi. Questo riguarda in particolare i tempi entro i quali i 300 milioni di euro promessi potranno arrivare effettivamente nelle casse delle imprese. Perché le aziende non sono più nelle condizioni di aspettare”.










