A due anni dal play out con la Ternana nel quale si salvò vincendo a Terni proprio la sera del 23 maggio (0-3), il Bari è retrocesso in serie C non riuscendo a battere, nelle due gare, il Sudtirol che è rimasto in serie B.
Il giorno dopo a Bari è delusione e rabbia. Nel mirino c’è il presidente Luigi De Laurentiis (figlio di Aurelio, presidente del Napoli), il quale è stato convocato dal sindaco della città Vito Leccese “con sollecitudine e con un progetto serio e chiaro, orientato alla vendita della società e che sia all’altezza di restituire dignità ad un popolo e ad una città frustrati dalla mancanza di prospettive”.
“Qualche giorno fa – scrive Leccese – mi ha scritto per avere conferma della disponibilità dello stadio San Nicola, funzionale alla iscrizione al campionato di calcio entro il termine fissato dalla Lega al prossimo 9 giugno. Prima di firmare questa nota a mio pugno non posso far finta che ieri non sia successo nulla”.
“La retrocessione della SSC Bari in Serie C rappresenta un evento di straordinaria gravità per la comunità barese. Una città che, stagione dopo stagione, ha dimostrato attaccamento, compostezza e rispetto e che non merita tutto questo.
Questa mortificazione sportiva anticipa di due anni la scadenza del 1° luglio 2028, data entro la quale le norme federali impongono la fine delle multiproprietà, pena la perdita del titolo sportivo laddove non si provveda alla sua cessione ad altro soggetto”. “In tale contesto, prima di apporre la mia firma – scrive il sindaco – ho il dovere nei confronti di tutta la comunità, di richiederLe un incontro formale e urgente, al fine di ottenere chiarezza piena sul progetto sportivo, economico e gestionale che la proprietà intende perseguire per il futuro della Società”.
“Come Lei ricorderà bene – conclude – nelle scorse settimane ho già avuto modo di rappresentarLe, sia in forma diretta che pubblica, l’aspettativa di questa città affinché venisse intrapreso con decisione un percorso all’altezza delle ambizioni e della passione dei tifosi biancorossi. Oggi, alla luce di quanto accaduto, quella richiesta di chiarezza non è più rinviabile”.











