Il paese che per una notte torna a fare i mestieri di una volta.
A “Le Rocche Raccontano”, a Ferentillo, il telaio tesse davvero e la trebbiatrice funziona. Dietro i quattordici quadri viventi c’è un intero borgo che smette di guardare e si mette dentro la scena
Il fagiano arriva in tavola vestito delle sue piume, come si usava alla corte dei Cybo-Malaspina. Poco più giù, in un cortile, due donne friggono all’aperto in una padella di ferro, e l’odore arriva in strada prima delle immagini. Più avanti ancora una trebbiatrice arancione lavora sul serio, sputa paglia, e attorno gli uomini con i cappelli di paglia si passano i covoni.
È questa la regola non scritta di “Le Rocche Raccontano”, la manifestazione che la Pro Loco di Ferentillo porta in scena ogni anno nel borgo della Valnerina: quello che si vede accade davvero. Il telaio tesse, il paiolo bolle sul fuoco, l’impasto viene lavorato a mano, il macellaio taglia. Nessuno mima niente.
La prima decisione è stata togliere la luce. Lungo tutto il percorso che sale tra Matterella e Precetto, l’illuminazione elettrica resta spenta per l’intera durata della serata. Al suo posto ci sono torce, lanterne, bracieri e centinaia di lumini appoggiati a terra a segnare la strada. È una scelta che costa fatica e che cambia tutto: gli occhi si abituano, le distanze si accorciano, e il paese che i ferentillesi attraversano ogni giorno diventa un posto che non riconoscono più.
Dentro quel buio sono state costruite quattordici stazioni, disposte lungo la salita in ordine cronologico. Le prime stanno fuori dall’abitato, nella campagna e contro la rupe: l’accampamento dei Naharki, il popolo che dava il nome al fiume Nera duemila anni fa, con le capanne di paglia e le pelli stese ad asciugare; e la parete di roccia dove Lazzaro e Giovanni, gli eremiti siriaci arrivati nel VI secolo, accendono il fuoco davanti a una croce piantata nella pietra.
Poi il percorso entra tra le case, e la scenografia diventa il paese stesso. I portali, le scalinate, i vicoli e i cortili ospitano il convento con la vestizione della novizia, il borgo medievale con la sua osteria, il banchetto del Ducato, il processo alla strega che si chiude col rogo, l’agguato dei briganti, il lazzaretto della peste del 1657 con i medici dalla maschera a becco. Le ultime scene arrivano fino a ieri: la dogana del 1816, la fiera, la trebbiatura, il tram inaugurato nel 1909.
Il vero numero da guardare è quello dei figuranti. Sono famiglie intere: nella stessa scena si vedono un uomo anziano e un bambino di pochi anni, e in mezzo tutte le età. Nessuno di loro fa l’attore. Le scene funzionano proprio per questo, perché la donna che impasta sa impastare e chi guida la trebbiatrice l’ha già guidata.
C’è un momento, verso la fine del percorso, in cui la distanza storica si azzera del tutto: un bambino attraversa l’aia con un galletto vivo tra le braccia, e i costumi addosso alla gente sono quelli che i nonni di chi guarda hanno indossato per davvero. Da lì alla fine è solo un ballo in cerchio, sull’aia, con la paglia ancora per terra.
La rievocazione storica, con quadri viventi, un viaggio nei secoli, si è svolta nelle sere del 26/27/28/29 e 30 agosto.
“Abbiamo vissuto 5 giornate intense e straordinarie. Un intero paese mobilitato per far rivivere la storia, tra passione, emozioni e magia!” , è il commento della Pro Loco di Ferentillo.
LA FOTO GALLERY DI MICHELE MATTIONI (CHE RINGRAZIAMO)











