Un significativo passo avanti nella cura del dolore cronico. All’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni, infatti, sono stati eseguiti i primi trattamenti di termoablazione con ultrasuoni ad alta intensità (HIFU, High Intensity Focused Ultrasound) per la sindrome faccettale lombare, una patologia che interessa le piccole articolazioni della colonna vertebrale ed è tra le cause più frequenti della lombalgia cronica, cioè del mal di schiena persistente.
Grazie a questa tecnologia, il Santa Maria entra nel ristretto gruppo di ospedali italiani che utilizzano questa metodica innovativa, finora disponibile soprattutto in alcuni grandi centri universitari come il Sant’Andrea di Roma e il Federico II di Napoli. La procedura è stata eseguita dalla Struttura Semplice di Medicina del Dolore, diretta dal dottor Andrea Sanapo, all’interno del Servizio di Anestesia e Rianimazione guidato dalla dottoressa Rita Commissari.
L’introduzione della termoablazione ad ultrasuoni ad alta intensità rappresenta un significativo ampliamento delle cure offerte dal centro, già punto di riferimento per molti pazienti dell’Umbria e delle regioni limitrofe.
L’HIFU consente di effettuare una ablazione selettiva, cioè una disattivazione mirata, delle strutture nervose afferenti alle articolazioni faccettali vertebrali, ovvero dei piccoli nervi che trasmettono il segnale del dolore dalle articolazioni della colonna vertebrale al cervello. Il trattamento utilizza fasci di ultrasuoni focalizzati che generano calore in profondità e interrompono la trasmissione del dolore, senza necessità di incisioni chirurgiche né di aghi.
Si tratta di una procedura non invasiva, cioè che non richiede tagli chirurgici o l’introduzione di strumenti nel corpo, precisa e con tempi di recupero molto rapidi. Viene effettuata in day hospital, consentendo al paziente di tornare a casa nella stessa giornata. Una nuova opportunità terapeutica per le persone che non hanno ottenuto risultati soddisfacenti con le cure tradizionali.
Particolarmente significativo il primo caso trattato a Terni: una paziente portatrice di pacemaker, il dispositivo che aiuta a regolare il ritmo cardiaco. Questa condizione controindica la tradizionale termoablazione con radiofrequenza, una tecnica che utilizza il calore prodotto da corrente elettrica trasmessa attraverso un ago. Grazie all’HIFU è stato invece possibile offrire una possibilità di cura a una paziente che soffriva di una condizione fortemente invalidante e che aveva a disposizione poche alternative terapeutiche.
“La disponibilità della tecnologia HIFU al Santa Maria rappresenta un ulteriore passo avanti nel percorso di innovazione e miglioramento dell’assistenza che la nostra Azienda sta portando avanti – ha detto il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni, Andrea Casciari – essere tra i primi ospedali in Italia ad adottare questa metodica conferma il valore delle competenze presenti nella nostra struttura e la capacità di investire in tecnologie avanzate. Il risultato più importante è poter offrire ai cittadini nuove opportunità di cura, riducendo la necessità di rivolgersi a centri fuori regione e rafforzando il ruolo del Santa Maria come punto di riferimento per la terapia del dolore”.











