DI SERGIO FILIPPI
Terni, abbiamo un problema: il cammino dello sviluppo è interrotto. Passeggiamo lentamente in circolo, dentro la Conca. C’è una faglia immateriale che incute timore e si frappone ogni volta che tentiamo di uscire oltre l’orizzonte; è un peso che provoca un dolore sottile, ma tutto sommato sopportabile, se ci fermiamo. E così siamo immobili, brontoliamo ma ci siamo adattati ad esso.
La Faglia è l’affacciarsi di ciò che non è stato; di ciò che non siamo stati capaci di realizzare quando, negli anni Ottanta del secolo scorso, Terni doveva cambiare modello di sviluppo, cogliere l’occasione del Crollo del Muro, del Mercato Europeo, del ridimensionarsi delle PP.SS, della fine degli Anni di piombo…Ci riuscì la Manchester britannica, perché non poteva riuscirci la Manchester d’Italia?
C’è chi, tra i protagonisti di ieri, la racconta oggi diversamente, assolvendosi e dando responsabilità al nemico per il terremoto inatteso e lo tsunami conseguente. Ed allora questa Faglia che, da quarant’anni, è immanente, è il caso di identificarla per quello che è e con cui convivere. Ed è una frattura composita, riguarda la destra e la sinistra, gli operai senza la classe operaia e i borghesi senza la borghesia. Oltre i miti operaistici e l’attrazione liberista, ma non liberale.
Ed è così, come in una seduta psicanalitica collettiva, che dobbiamo richiamare alla memoria gli eventi politici che hanno preceduto e fatto seguito alla Faglia, sempre espressione delle dinamiche sociali ed economiche.
Per flash (e per punture di spillo): – Alle Amministrative del 1985, i comunisti prendono il 44% (un anno prima alle Europee raggiunsero il 51%), i socialisti il 18%, i repubblicani il 3% e i democristiani il 20%. Sindaco è di nuovo il comunista Porrazzini ma con una giunta non più frontista, “rosso-verde” grazie all’ingresso dei repubblicani motivati dalla volontà di contribuire ad arginare la crisi industriale. Alle Amministrative del 1990 il PCI scende al 34%, sale il PSI al 22% ed il PRI al 5%, la DC è stabile al 20%. Sindaco è, per la prima volta, un socialista per giunta craxiano. Dopo due anni, viene sciolto il Consiglio Comunale e alle elezioni del 1993 viene eletto Sindaco, al secondo turno, il liberale Ciaurro mentre, al primo turno, il candidato del PCI-PDS prende il 34%. Dopo un deludente secondo, mezzo mandato di Ciaurro, il “nuovo centrosinistra” conquista il Comune nominando Sindaci, a partire dal 1999, due ex comunisti, Raffaelli e Di Girolamo, per altri tre mandati e mezzo. Il Consiglio viene di nuovo sciolto anticipatamente nel 2018, per effetto del dissesto finanziario che verrà dichiarato chiuso solo nel 2025. Si susseguono altri due Sindaci: un leghista nel 2018 con il PD al 13% e la Lega al 29% ed un “civico”, un altro Papa Straniero, nel 2023, con il PD al 15% e FdI al 29%.
Ed ecco, sempre per flash, le trasformazioni più profonde della città:
Anni ’80, le acciaierie perdono autonomia societaria e le “seconde lavorazioni”, gli oltre duemila occupati in meno son tutti gestiti con prepensionamenti e bonus che generano ampia liquidità e scarsa combattività cittadina, i commercianti non vogliono aprire il sabato pomeriggio, si intensifica la prassi dei piani particolareggiati in variante PRG per cementificare più possibile, si prova a disegnare nuovi strumenti di “servizi reali alle imprese” ipotizzando fattori di attrazione di nuova imprenditoria, tutti a gestione pubblica e con finanziamenti pubblici.
Anni ’90, le acciaierie sono privatizzate ma l’occupazione operaia resiste su sufficienti ma precari livelli, nuove imprese non si affacciano, alcune multinazionali si prendono pezzi delle vecchie PP.SS solo come centri di produzione, alcuni progetti ideati dalla giunta Porrazzini vengono avviati dalle nuove giunte di centrodestra.
Anni ’00 e ’10, le nuove giunte di centrosinistra ci provano a realizzare gli strumenti per il nuovo sviluppo ma è un flop clamoroso e provocano il dissesto del Comune, non decolla il polo universitario, continua la gestione di sempre della espansione edilizia a danno dei suoli e del centro storico.
Anni ’20 eccoci qua con due Sindaci e due autogol politici, uno del centrosinistra e un altro del centrodestra.
Oggi, i residenti a Terni sono 106mila con il 13% di stranieri ed il 27% di over 65. L’industria occupa il 23% dei lavoratori e l’impiego pubblico è stimato al 17%. Quarant’anni prima c’erano a Terni 111mila residenti di cui lo 0,1% di stranieri ed il 18% di over 65. L’industria (per lo più pubblica) occupava il 40% dei lavoratori e l’impiego pubblico era al 13%.
La Faglia non va dimenticata. È la testimone degli errori di una città e della sua classe dirigente che non vanno rimossi con la loro falsificazione che provoca solo piccole scosse di assestamento e l’assuefazione all’immobilismo.
Mesi fa, un giovane ternano mi ha detto che Terni è stata caratterizzata dalla presenza di borghesi senza borghesia, cioè un ceto dirigente coeso. Ora che il ceto medio si è allargato a dismisura, lo scontro ideologico un lontano ricordo, siamo tutti borghesi. Tutti, abitanti del borgo.
Come salvarci dal declino? Ci salveranno i giovani, le donne e gli stranieri. E la verità. E forse la Terni operaia, anticlericale e antimonarchica che fu avrà una borghesia innovativa autoctona.
Sergio Filippi è stato assessore allo sviluppo economico (1985/1990) e dirigente di imprese cooperative.











