Mentre in tante parti d’Italia assistiamo al flagello del territorio ed ai movimenti franosi, come a Niscemi, tanto per fare un nome, qualcuno in tempi non sospetti ha avuto un’idea tanto semplice quanto utile: la captazione delle acque piovane. Antonello Bonifazi, una vita dietro lo sportello di una banca, attualmente a riposo, lavora da anni a questo progetto. Si tratta di raccogliere le acque piovane in grandi cisterne salvo rilasciarle in quantità moderata lontano dai giorni di pioggia, ma spesso riutilizzarle per l’irrigazione degli oliveti e degli ortaggi con notevoli risparmi. Le precipitazioni, complice il cambiamento climatico, avvengono spesso in modo violento, in questo modo si protegge l’intera valle da movimenti franosi.
“Convogliare le acque piovane delle costruzioni di mia proprietà sarebbe stato riduttivo, così in occasione della costruzione del nuovo frantoio ho pensato di coinvolgere i miei vicini, scettici in fase iniziale, adesso entusiasti per l’importanza del progetto. E’ tanta la passione per il suo territorio, abita appena sopra Altrocanto di Narni, che Antonello Bonifazi sta anche allestendo proprio lì vicino un museo di antichi attrezzi agricoli che presto sarà fruibile agli ospiti della sua attività ricettiva ma anche di chi vorrà visitarlo. “E’ mia intenzione mostrare a tutti questa ardimentosa opera di ingegneria idraulica per sensibilizzare giovani e meno giovani ad un problema che sta mostrando aspetti drammatici”.
Antonello Bonifazi non manca certo di iniziativa e inventiva, ed ora sta pensando ad un particolare sistema per filtrare queste acque mettendo in atto un antico sistema, quello usato nelle città assediate in epoca romana fino al tardo medioevale, quando l’acqua piovana delle cisterne era davvero preziosa. “In questo modo – afferma – si potrebbe utilizzare per l’igiene domestica e urbana”.











