Venerdì 21 agosto nella meravigliosa cornice del teatro romano di Carsulae, all’interno del Terni Summer Fest (organizzato ormai da diversi anni dall’Associazione Culturale Ingranaggi con la direzione artistica di David Sacco e Ilaria Ceci), si svolgerà un evento completamente dedicato alla conoscenza delle origini e all’essenza storica, sociale, musicale e culturale del tango che vedrà protagonisti sia l’attore e regista Gabriele Granito, sia i ballerini dell’associazione TangoLab ASD in uno spettacolo inusitato ed emozionante.
Alle 20.45 monologo primo tango di e con Gabriele Granito, dove Nino che nel 1883 aveva lasciato la Puglia per l’Argentina faceva tappa nella brulicante Genova e accompagnato dalla fisarmonica di Pantaleone Piazzolla diventa testimone della nascita del tango. Un rito meticcio nato nei postriboli per unire anime lontane da casa capace di scrivere un’altra storia. Dolore e speranze degli emigranti italiani si fondono con le promesse di vita e con le contaminazioni culturali.
A seguire tango corner: conversazioni ballate tra il maestro Ermanno Felli, Gabriele Granito e Michela Carobelli a cura di TangoLab asd in cui il tango, non più evocato in absentia continua a raccontare la sua storia mostrandosi nella sua essenza. Gli organizzatori -dichiarano- “Il tango che balliamo, e che vogliamo diffondere è il tango popolare della socialità, della creatività, della rottura degli schemi dei balli standard e da palcoscenico, della ricerca di quel qui e ora che il tango permette di percepire”. “Uscendo dall’idea stereotipata del tango come passione sensuale o sofisticata esibizione di atletici ballerini, il tango argentino è, sia nella musica che nel ballo, un sentimento atavico che delle lontane origini conserva la classicità della tradizione e la sacralità di due anime che si affidano l’una all’altra e nell’abbraccio (essenza e forma) imparano ad ascoltarsi, a relazionarsi e a ballare emozioni e silenzi. L’affermazione del tango ha rappresentato una rivoluzione socio culturale come pochissime altre, che ha permesso alla periferia degradata di diventare il cuore pulsante di una identità nazionale e di trasformare l’isolamento e l’emarginazione in elementi di socialità, crescita e confronto”.










