I punti di devozione diventano sempre più numerosi: il culto di San Giovenale, vescovo, che si pensa africano, si è sparso per tutta l’Italia. A Narni, dove tradizionalmente si trovano le sue spoglie mortali dopo il martirio, a Fossano dove c’è una festa dedicata la prima domenica di maggio e dove si trovano, anche lì, le spoglie mortali del Santo. E poi Orvieto con una bella chiesa a lui dedicata. Ma non si finisce qui, dando spazio ad una nuova interpretazione del santo, che non dovrebbe essere più localizzata ma ampliata come un santo “maggiore” se mai così si potesse dire. Insomma, senza farla tanto lunga sono spuntate altre chiese dedicate al culto del Martire. Una addirittura a Terni, meglio ancora a Cecalocco. La chiesa è piccola ed avrebbe bisogno di una manutenzione. Ma la fede non si ferma: una associazione, un indirizzo [email protected] stanno lavorando imperituramente per evitare la distruzione del ricordo, della chiesa, della devozione di San Giovenale.
Merito di Francesco Fiocchi che indefessamente opera in tal senso ma anche merito di Oriana Marchi, la mamma di don Sergio Rossini, il parroco della chiesa di san Giovenale a Narni. Lei sta tessendo una rete proprio di queste realtà, mettendole insieme per cercare di alimentare e moltiplicare conoscenza e sforzi. Oriana Marchi ha anche trovato un’altra comunità che fa di San Giovenale il proprio mallevadore, in una frazione di Cascia. Qui le carte le dà Italo Placidilli, pronto a presentarsi al cardinale Enrico Feroci per perorare la propria causa, che è quella della chiesa.











